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Poste, Dell�'Orco e Ferraresi (m5s) denunciano: "Anche per l�'Emilia-Romagna andranno avanti chiusure sportelli"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday
"La privatizzazione di Poste italiane e l'annunciato piano di riordino degli uffici postali sono strettamente connessi. Com'è possibile essere a favore della prima, dimostrandolo in più di un'occasione, e scatenarsi con interrogazioni e mozioni a raffica contro il secondo? Incredibile ma vero. L'incoerenza all'ennesima potenza. Roba da Pd". Lo dichiarano i deputati M5S Michele Dell'Orco, capogruppo della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni e Vittorio Ferraresi a proposito del voto in Aula in merito alle mozioni in ordine alla razionalizzazione della rete degli uffici postali.

"L'approvazione di queste mozioni in pratica non cambierà molto la situazione attuale e -denuncia Dell'Orco- anche in Emilia-Romagna chiusure di sportelli e razionalizzazione del servizio purtroppo andranno avanti". "Bocciando la mozione del M5S -spiegano i deputati - la maggioranza ha optato infatti per una versione annacquata e senz'altro meno efficace. Noi chiedevamo di rivedere l'operazione di privatizzazione di Poste e non procedere alla cessione di quote della società. La privatizzazione non porterà alcun vantaggio ai cittadini, gli attuali titolari del gruppo Poste italiane e anzi queste mozioni approvate oggi non risolveranno i grossi problemi che proprio la privatizzazione creerà. Con la trasformazione in atto Poste italiane, fornitore del servizio universale postale metterà in secondo piano la sua originaria e tradizionale mission e diventerà gradatamente un gruppo bancario che penserà a fare affari, a investire nei mercati finanziari, a prestare più importanza al settore assicurativo, alle carte di credito e ricaricabili, alla telefonia mobile. E il primo segnale di questo processo è l'annuncio dell'acquisizione del 10,3 per cento di Anima. Gli squali della finanza ringrazieranno. Trentadue milioni di clienti non capiranno. I dipendenti rischieranno il posto di lavoro. I cittadini saranno costretti a restare a guardare questo spettacolo raccapricciante", sottolineano i parlamentari del MoVimento 5 Stelle.

"In questo scenario si inserisce la razionalizzazione degli uffici postali. Non stiamo parlando di due aziende diverse. Stiamo parlando di due facce della stessa medaglia: da una parte Poste italiane diventa privata per il 40 per cento, mantenendo pubblici i settori ritenuti meno interessanti dal punto di vista delle entrate economiche. Dall'altra Poste italiane, il fornitore del servizio universale postale, taglia più di 400 uffici postali perché improduttivi. Ma sembra che il Pd non se ne sia accorto", spiegano i deputati pentastellati.

"A fare le spese delle scelte dell'uomo da 1,2 milioni di euro l'anno - così tanto ha dichiarato di guadagnare l'ad Francesco Caio - e di azioni del Governo e della maggioranza parlamentare lontane anni luce dalle esigenze della popolazione, come sempre, saranno i cittadini e, in modo particolare, saranno le persone che vivono nelle zone remote del Paese, saranno gli anziani, saranno i lavoratori. Per questo chiediamo al Governo che sia cancellata la privatizzazione di Poste, oltre a una profonda revisione del piano industriale da parte dell'azienda, alla garanzia dell'accessibilità ai servizi postali nelle regioni rurali e remote e alla salvaguardia degli attuali livelli occupazionali", concludono i deputati del M5S.

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