Il Garante visita il Cie, preoccupa il disagio psichico dei detenuti

Soggetti con gravi esigenze di assistenza psichiatrica figurano tra gli "ospiti" del centro di via Lamarmora e peggiorano la situazione già critica della struttura. Intanto il Pd porta il caso in Parlamento e si apre un'indagine ministeriale

La Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, torna a fare visita al Cie di Modena, sulle cui condizioni di inefficienza si spendono molte parole ormai da tempo. Questa volta, a saltare all'occhio della Garante è stata la “presenza di un disagio psichico così grave” tra alcuni dei trattenuti nella struttura, “dove al momento non è presente un servizio psichiatrico interno”, e auspica quindi “un intervento dei Servizi territoriali esterni per garantire il diritto alla salute”.

Bruno cita in particolare due trattenuti, su un totale di 39 persone ospitate al momento nel Cie, per cui sono già partite le segnalazioni ai Centri di salute mentale competenti. La prima problematica riguarda un ragazzo di soli 21 anni, “pluri-tossicodipendente”, come riporta l’ambulatorio della struttura, che “malgrado la terapia di disassuefazione” presenta “atteggiamenti di irrequietezza provocando risse e creando gravi disagi negli altri ospiti”: per lui “la richiesta di un Trattamento sanitario obbligatorio” è stata solo “scongiurata” ricorrendo a “una terapia antipsicotica”, ma permane il giudizio da parte degli stessi operatori che “per il ragazzo non sia adeguato un trattamento prolungato nel centro”. 

Nel secondo caso, invece, un ragazzo di 29 anni “si è rinchiuso in se stesso rifiutando qualsiasi colloquio con il medico, la psicologa, il mediatore”, “non utilizza il bonus che giornalmente gli viene assegnato” e “non socializza, rimane muto, isolato, non si nutre adeguatamente, non accudisce a se stesso”: secondo il personale della struttura, chiari sintomi di “uno stato depressivo” che il “Cie aggravia”.

Intanto il caso è approdato in Parlamento grazie all'interpellanza urgente presentata dall'on. Davide Baruffi (Pd). Il Cie pare perciò diventato anche un tema a valenza nazionale: per la prima volta, infatti, un rappresentante del Governo, il sottosegretario al Ministero dell’Interno Domenico Manzione, è venuto in Aula, a Montecitorio, per rispondere a domande dirette sull’attuale situazione della struttura cittadina di via Lamarmora e, anche questo per la prima volta, ha ammesso che è arrivato il momento di aprire una più ampia riflessione su quella che è la reale utilità di questo tipo di strutture per il contrasto alla clandestinità.

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“Manzione ha convenuto che tutti i problemi che noi avevamo sollevato - spiega Baruffi - sono gli stessi che emergono anche dalle informazioni da loro raccolte: le gravi inadempienze del Consorzio L'Oasi, lo stato della struttura e degli impianti, servizi carenti che esasperano le condizioni dei trattenuti e i problemi di sicurezza interna”. Il sottosegretario, però, ha rilevato che c'è un indagine in corso e si attendono i risultati. "Questa risposta è insufficiente - ha replicato Baruffi - perché se conveniamo sulle gravi inadempienze non abbiamo alcuna necessità di attendere le indagini degli inquirenti, che possono avere un altro profilo. La struttura non funziona adesso ed è quindi ora che Prefettura e Ministero agiscano, pena una grave responsabilità di mancata vigilanza”.

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