Omofobia, intesa tra Cgil e associazioni Lgbt per la contrattazione sindacale

Firmato a Modena un protocollo che prevede la formazione specifica dei sindacalisti sui temi delle discriminazioni di genere. L'obbiettivo è la maggior tutela delle persone gay e trans dagli episodi di mobbing, ma anche nei diritti nella contrattazione aziendale

“Oggi firmiamo una convenzione che rappresenta un ulteriore passo in avanti nella tutela dei diritti delle persone Lgbt e quindi nel riconoscimento dei diritti civili”. Così è stato presentato stamattina alla stampa il protocollo d’intesa tra le associazioni di rappresentanza Lgbt – ArciGay, Famiglie Arcobaleno, Agedo, MoreGay, Rete genitori Rainbow – e la Cgil di Modena per la promozione dei diritti delle persone Lgbt nei luoghi di lavoro e a tutela contro la discriminazione omofobica. 

L’obbiettivo è quello di formare i delegati e i funzionari sindacali per riconoscere e denunciare le molestie e le discriminazioni sul lavoro subite dalle persone Lgbt ed eventualmente assisterle nella richiesta di risarcimento del danno subito. Ma più di tutto, la formazione dei sindacalisti dovrà servire a supporto di una contrattazione aziendale sempre più inclusiva per poter estendere i diritti alle coppie omogenitoriali, a cominciare dai permessi per assistere i figli biologici del partner, la flessibilità oraria, fino al riconoscimento degli istituti di welfare aziendali quali contributi per nidi e materne, borse di studio, strumenti per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. 

“Per fare un esempio – hanno spiegato i promotori del protocollo - si è presentata recentemente agli sportelli della Cgil di Modena una lavoratrice che aveva bisogno di assistere la madre anziana della compagna, formalmente non avrebbe diritto ai permessi, ma insieme all’azienda si è cercato di riconoscere la flessibilità oraria di cui aveva bisogno. Un altro caso riguarda una lavoratrice transgender (una tecnica chimica) che si è rivolta ad ArciGay perché ha subito tali pressioni nell’ambiente di lavoro da decidere di dare le dimissioni e adesso è disoccupata”. 

I rappresentanti delle associazioni hanno spiegato che “la parificazione dei diritti delle persone Lgbt è già prassi nei grandi gruppi o nelle multinazionali specie all’estero (vedi casi noti come Google, ma anche la Lamborghini per stare vicini), mentre l’obbiettivo è quello di conquistarli anche nelle piccole e medie aziende di cui si compone il tessuto produttivo modenese”. 

Le Rsu Cgil hanno esperienza di quanto sia difficile difendere i lavoratori gay quando sono vittime di battute, scherzi, di piccolo bullismo, e spesso si fa anche fatica a raccogliere il consenso dei lavoratori per la tutela di queste persone. L’impegno della Cgil è quindi di formare i propri sindacalisti per garantire pari opportunità a tutti, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, come previsto sia dai protocolli sindacali nazionali e regionali sia dalla Carta dei Diritti su cui la Cgil sta raccogliendo le firme in queste settimane.

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