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Fondi per le maternità "difficili", il Consiglio comunale boccia la proposta

L'ordine del giorno del centrodestra è stato rigettato dalla maggiornanza e dal M5S, alalluce di un trotocollo esistente con l'Ausl

Rinnovare il protocollo per tutelare le maternità difficili che il Comune di Modena aveva stipulato nel 2011 con diverse associazioni di volontariato, istituendo anche un fondo per sostenere azioni di aiuto e progetti promossi con le stesse associazioni. Era questo l’invito contenuto nell’ordine del giorno presentato da Alberto Bosi, capogruppo di Lega Modena, e sottoscritto anche da Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia e Forza Italia, che è stato respinto dal Consiglio comunale, nella seduta di giovedì 14 aprile, con il voto contrario di Pd, Sinistra per Modena, Europa verde-Verdi, Movimento 5 stelle.

A motivare il voto contrario, come ha spiegato in particolare il capogruppo Pd Antonio Carpentieri, il fatto che quel documento è già "stato superato da altri provvedimenti": nel gennaio 2020, infatti, il Comune ha sottoscritto un nuovo protocollo con l’Azienda Usl, con l’obiettivo di aiutare le donne in gravidanza e i loro nuclei familiari con fragilità sociosanitaria, che “risponde già a tutte le richieste contenute nell’ordine del giorno facendosi carico completamente delle diverse difficoltà che le donne possono avere con la gravidanza e tutelando le mamme e i bambini”.

Nella presentazione, il consigliere Bosi aveva affermato che il protocollo 2020 sulle maternità difficili “esclude senza motivo le associazioni del terzo settore, mentre è necessario creare una rete interistituzionale sociale e sanitaria che sostenga le donne in gravidanza”. Vittorio Reggiani (Pd) ha replicato che, anche se il protocollo non nomina esplicitamente le associazioni di volontariato, “all’interno degli ospedali le maternità difficili vengono affrontate da diversi punti di vista con un lavoro di insieme che coinvolge già la fitta rete di assistenza pubblica e privata presente sul territorio”.  

Il protocollo 2020 “si occupa di bambini già nati e di famiglia” ha detto Elisa Rossini (Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia) ma non cita “i nascituri, come faceva quello del 2011 che voleva prevenire le interruzioni di gravidanza. Le due cose, quindi, potrebbero convivere e se non lo fanno è per scelta politica”.

Barbara Moretti (Lega Modena) ha ribadito l’importanza di aumentare i sostegni concreti “perché nessuna donna dovrebbe rinunciare a portare a termine una gravidanza perché non si sente in grado di mantenere suo figlio”, e Giovanni Bertoldi ha sostenuto che è fondamentale “esplicitare il coinvolgimento delle associazioni del terzo settore. Questo migliorerebbe il protocollo 2020”.

Per Federica di Padova (Pd), anche se il protocollo non cita apertamente la prevenzione dell’aborto “è comunque uno strumento che dimostra la volontà dell’amministrazione di prendersi carico delle difficoltà delle donne coinvolgendo la rete delle associazioni e degli enti a tutela delle donne e della maternità”.

Nel dibattito è intervenuta anche l’assessora alle Politiche sociali Roberta Pinelli per evidenziare che nell’applicare il protocollo approvato a gennaio 2020 “il lavoro di rete, che comprende anche le associazioni, non è mai venuto meno e, anzi, nel corso della pandemia si è consolidato, così come il rapporto con la Consulta per le politiche familiari”.

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