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Lunedì, 23 Maggio 2022
Politica Mirandola

Terremoto, crisi e lentezze: per la Cgil la ricostruzione latita

La Cgil non fa sconti sulla valutazione del sistema produttivo del cratere modenese. Persi duemila occupati e su due miliardi di danni alle imprese sono arrivati solo 285 milioni di aiuti

Da un lato la "narrazione" della Regione sugli aspetti positivi della ricostruzione, dall'altro una realtà di crisi con cui fare i conti. È la Cgil di Modena e dintorni, oggi, a fare il punto sulla tenuta del sistema produttivo locale nell'area del sisma 2012 a tre anni dalle scosse. I dati dell'osservatorio Ires "Economia e Lavoro" considerati dal sindacato restituiscono un quadro di sofferenza, tutto sommato dovuto alla crisi prima ancora che al terremoto, con qualche isolata tendenza positiva (+3% l'export nell'ultimo anno). 

Nel distretto di Mirandola e dei suoi nove Comuni, nel periodo 2009-2014 si sono perse 284 imprese (si passa da 10.290 a 10.006) per due migliaia di posti di lavoro in meno (2007-2014). Ad esempio, le aziende agricole calano da 2.007 a 1.771, le attività manifatturiere da 1.905 a 1.745. A fine 2014, inoltre, solo nell'area nord si contavano 385 domande di disoccupazione nel settore metalmeccanico, contro le 'sole' 355 di Modena città. Nel distretto gli addetti totali diminuiscono da 33.449 (nel 2007) a 31.254 (2014), nonostante nello stesso periodo la popolazione lavorativa sia salita da 54.099 unita' a 54.989. Ma "le aziende che reggono non danno lavoro", riassume la Cgil con Tamara Calzolari della segreteria locale, che ricorda anche le tendenze demografiche che segnano il calo sugli stranieri residenti a causa proprio di crisi e sisma.

La sofferenza del tessuto locale viene confermata anche dai dati sulla spesa assistenziale sociale, che a Mirandola e dintorni, unico caso in provincia, e' salita del 10,6% tra 2007 e 2012 e del 14,8% tra 2009 e 2012. Dato più positivo quello sulla dinamica delle domande di disoccupazione che a fronte delle ben 1.536 del 2012 sono scese a 543 quest'anno. Cosi' come le aziende da 50 a 150 dipendenti, complessivamente, hanno riportato al proprio interno attività prima esternalizzate, logistica in primis, mentre altri settori sembrano reggere: caseifici, più concentrati e forti, cantine vinicole, allevamenti e, soprattutto, il settore strategico del biomedicale, le cui multinazionali non sono fuggite come si temeva all'inizio. 

Ma e' soprattutto nel vivo della ricostruzione che il sindacato nutre le sue preoccupazioni principali. Il responsabile Cgil dell'area nord, Erminio Veronesi, elenca in conferenza stampa tutti i nodi: "Su oltre due miliardi di euro di danni accusati dalle imprese, come riportano i dati della Regione online, e' stata ottenuta l'erogazione di contributi per soli 285 milioni. E se le grandi aziende si sono arrangiate con le assicurazioni, i piccoli fanno molta più fatica. Venendo ai privati cittadini, solo il 30% e forse meno e' stato ricostruito: su 14.000 case lesionate, solo 2.803 pratiche sono andate a buon fine col rientro in abitazione, mentre altre migliaia sono ferme nei Comuni". Numeri diversi, rimarca allora Veronesi, "da quelli quotidiani sulla 'narrazione' della ricostruzione, che non decolla nonostante le buone cose fatte con velocità su scuole, ospedali e prima assistenza". Il sindacato ribadisce anche la propria contrarietà all'ordinanza del commissario Stefano Bonaccini "che taglia il contributo autonomo alla sistemazione, con deadline sull'alternativa ai Map il 31 dicembre".

(DIRE)

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