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Fondazione Fotografia, per Prc un errore esternalizzare

Con l'approvazione del Consiglio Comunale all'esternalizzazione la sezione modenese del Prc denuncia la creazione di posti di lavoro precari al posto di contratti a tempo indeterminato

Già in sede di Consiglio si era scatenata la bagarre, sia all’interno del Pd, che, più raro, all’interno dell’opposizione del Pdl, che aveva visto i consiglieri schierati su fronti contrapposti, ma non c’è stato solo questo. Anche Sinistra per Modena aveva votato contro l’esternalizzazione della Fondazione Fotografia a un ente privato, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, mentre Prc già a marzo aveva segnalato come fosse del tutto inadeguato compiere questo tipo di operazione. E Stefano Lugli, portavoce della sezione locale di Rifondazione Comunista, ribadisce con forza la contrarietà a un’esternalizzazione che di fatto annulla qualsiasi potere decisionale del Comune su materiali, decisioni e investimenti del nuovo organismo che verrà a crearsi.

E l’opposizione si basa sostanzialmente su due ragioni: innanzitutto il consiglio della futura fondazione sarà composto di 5 membri, di cui 3 nominati dalla Cassa di Risparmio, uno dal Comune e un solo membro nominato congiuntamente. In buona sostanza il Comune sarà in netta minoranza all’interno di questo CdA, e per Rifondazione ciò è grave soprattutto alla luce del fatto che si annulla il potere decisionale pubblico su un bene culturale così importante per la nostra città come è quello fotografico, cedendo così a un ente che ha potere economico  un peso fondamentale sulle scelte culturali.

Ma c’è di più. La seconda ragione, più grave ancora, della contrarietà di Rifondazione all’esternalizzazione si fonda sull’incerto destino che attende i 5 dipendenti del fu-Fotomuseo. Infatti, come ha dichiarato anche l’assessore Roberto Alperoli, “al fine di non disperdere l’esperienza maturata da parte di ciascuno, il Comune di Modena e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena hanno offerto loro un incarico per due anni nell’ambito di attività culturali”.

Si tratta, non sfugga l’ironia, di due anni di precariato al posto di un incarico che doveva essere a tempo indeterminato, ma non temano gli interessati: il Comune infatti ha promesso vaghi cambiamenti futuri non appena siederà nel CdA della Fondazione con il suo solitario portavoce. 

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