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Save The Children accusa, ma il Comune di Modena non ci sta: “Nessun bambino escluso dalle mense”

Genitori morosi e figli lasciati a pancia vuota. Questa l'accusa dell'associazione Onlus, che però l'Amministrazione smentisce categoricamente. Circa 600 alunni delle scuole primarie usufruiscono del servizio pagando rette dimezzate e circa 250 piccoli delle scuole d’infanzia pagano la retta minima

“A Modena nessun bambino è stato mai escluso dal servizio di mensa scolastica. Anzi il Comune prevede parecchie agevolazioni per le famiglie in condizioni di disagio economico”. Lo afferma l’assessore alla Scuola Gianpietro Cavazza smentendo categoricamente  quanto riportato nei dati diffusi relativi a una ricerca di Save the Children sul servizio di mensa negli istituti scolastici.

La risposta del Comune si riferisce ad un rapporto della Onlus, secondo al quale la mensa non è presente nel 40% dei principali istituti scolastici. Ma la statistica della discoria riguarda le prassi adottate dai comuni in caso di genitori morosi nei pagamenti. Secondo Save the Children, infatti, i comuni di Brescia, Foggia, Modena, Novara, Palermo, Sassari, Salerno,Taranto hanno risposto che in caso di morosità si applica l’esclusione dal servizio  del bambino. “Siamo in presenza di una grave forma di discriminazione nei confronti dei bambini – aveva commentato l'associazione per i diritti dei più piccoli – Anche se è giusto e doveroso richiedere il pagamento laddove ci sia una morosità colpevole, la rivalsa nei confronti dei genitori va esercitata in altro modo e non deve pesare sui minori”.

La smentita è giunta subito: “Mai nessun bambino - continua l’assessore - è stato escluso dal servizio in caso di genitori morosi. L’Amministrazione comunale ha, al contrario, attivato da anni una politica di incentivi e agevolazioni proprio per non escludere dalla mensa i bambini appartenenti a famiglie in difficoltà economiche. Per questo motivo alle scuole primarie di Modena, circa il 10 per cento degli alunni, cioè circa 600 bambini usufruiscono del pasto pagando una retta dimezzata (pari quindi a 2,5 euro anziché 5), mentre le famiglie dei bambini segnalati dai Servizi sociali, alcune decine, sono completamente esonerate dal pagamento”.

Pare dunque che a causare la diatriba sia stata una dicitura sbagliata riportata sul sito web del Comune. Sul sito internet del settore Istruzione compare effettivamente una dicitura fuorviante a proposito della "...conseguente dimissione del bambino dal servizio" a seguito dell'attivazione della procedura coatta prevista dalla legge per la riscossione delle somme dovute. "Si tratta di un errore, un'espressione sbagliata e che è stata probabilmente mutuata negli anni scorsi da un altro contesto e che sarà eliminata dalla pagina perché non si tratta di una misura applicata a Modena", chiarisce l'amministrazione.

E’ la legge che impone ai Comuni di procedere alle sanzioni amministrative e alla riscossione delle somme dovute in caso di mancato pagamento delle tariffe. Ma questa procedura, che scatta nei confronti dei “furbetti” che, pur essendo nelle condizioni economiche di poterlo fare, cercano di non pagare le rette, non ha niente a che vedere con la situazione di chi si trova in effettive difficoltà economiche e che quindi ha diritto di usufruire dell’esenzione o delle riduzioni previste.

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