Dpcm, i senatori M5S contro i Ministeri della Salute e dei Trasporti: "Sono rimasti fermi"

I pentastellati critici contro i dicasteri in mano agli alleati del centrosinistra, accusati di non essersi attivati nei settori di competenza e di non aver monitorato l'operato delle Regioni

"Le responsabilità vanno ricondotte a chi le ha. Il paese è impattato duramente dalle ulteriori misure restrittive del nuovo Dpcm del premier? Ebbene, è la diretta conseguenza dell’inerzia e delle mancanze di alcuni ministeri chiave che avrebbero dovuto attivare riorganizzazione ed efficientamenti e monitorare le Regioni affinché svolgessero con pertinenza, efficacia e tempestività i loro compiti negli ambiti di competenza a loro assegnati dalla nostra Costituzione. E che invece non lo hanno fatto".

La critica non è delle forze di opposizione, bensì della compinente maggiortaria del governo, nel caso specifico dei senatori M5S dell’Emilia Romagna Maria Laura Mantovani, Gabriele Lanzi, Marco Croatti e Michela Montevecchi.

"Il presidente del Consiglio è arrivato a misure che stanno sollevando critiche e perplessità ma c’è arrivato dopo aver preso atto che in questo momento il paese non può contare su un’efficiente riorganizzazione e un corretto potenziamento di servizi essenziali in questo momento di emergenza, come ad esempio, il trasporto pubblico locale che risulta insufficiente, la rete di assistenza sanitaria territoriale di base e il contact tracing che devono fare le ASL. I ministeri dei Trasporti e della Salute che dovevano occuparsi di questo non hanno lavorato a dovere e non si tratta di ministeri del MoVimento 5 Stelle!", proseguono i portavoce pentastellati.

«Oggi, dal testo del nuovo Dpcm si evince dunque chiaramente quali sono i ministri che hanno lavorato per trovare soluzioni per hanno permesso di andare avanti anche in questo momento difficile - proseguono i senatori M5S difendendo l'operato del loro partito e addossando ad altri le responsabilità delle misure restrittive - Quello all’Istruzione è sicuramente uno dei ministeri che ha lavorato più di tutti per permettere di organizzare e di creare procedure e condizioni di sicurezza tali da poter proseguire e svolgere il compito educativo. Invece, per esempio, per quanto riguarda la cultura non si vede altro che lo zero assoluto. Nel decreto ci sono due righe o poco più in cui si dice che si chiude tutto: ecco come lavora il ministero dei beni culturali. Gli esercenti della cultura hanno attrezzato ottime procedure di distanziamento e sanificazione, il ministro avrebbe dovuto riconoscerlo e sostenerli".

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