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Staffette di cani dal sud, il fenomeno ha interessato anche Modena

“Svolti alcuni incontri coordinati dal Servizio veterinario dell’Ausl per affrontare la situazione”. L’assessora Filippi ha risposto a un’interrogazione di Chincarini (Modena Bene Comune)

Il fenomeno di cani, spesso meticci, che arrivano con le cosiddette “staffette” dal sud Italia per essere adottati ma che invece, per diversi motivi, vengono abbandonati, ha interessato nei mesi scorsi anche la città di Modena. “Il Comune, attraverso l’Ufficio diritti animali e la Polizia municipale, è in contatto con il Servizio veterinario dell’Azienda Usl di Modena con il quale si sono svolti alcuni incontri, cui hanno partecipato anche rappresentanti della Polizia stradale e della Forestale, per provare a elaborare una strategia per affrontare la situazione”. Lo ha spiegato l’assessora all’Ambiente Alessandra Filippi rispondendo in Consiglio comunale, nella seduta di giovedì 15 novembre, all’interrogazione presentata da Marco Chincarini, Modena bene comune, sul tema dei cani “che arrivano dalle regioni meridionali, spesso trasportati con mezzi e in condizioni non idonee e che determinano un rischio sanitario tanto per i cani che per le persone”, e del randagismo, chiedendo all’Amministrazione se fosse in corso un’attività di controllo e se il traffico abbia inciso sul numero dei cani entrati in canile e di conseguenza sulla gestione della struttura.

Aprendo la sua risposta l’assessora Filippi ha specificato che il randagismo, una delle possibili cause del fenomeno delle staffette, a Modena “è sotto controllo. A differenza di altre regioni, infatti, a Modena esiste una struttura di accoglienza funzionante, il Canile intercomunale, con un servizio di recupero attivo h24 che riceve i cani vaganti, feriti o in difficoltà di cui non sia nota la proprietà al momento del ritrovamento. Un servizio – ha sottolineato l’assessora – la cui efficacia si riscontra anche nel fatto che a Modena non ci sono cani vaganti”.

Le staffette dei cani provenienti dal sud Italia, ha spiegato ancora Filippi, possono essere di diverse tipologie: il singolo che, convinto di fare un’opera buona, diffonde spesso attraverso i social le foto di un “trovatello” e cerca di collocarlo; associazioni che nascono per organizzare i trasferimenti, a volte sollecitate da istituzioni locali; organizzazioni che sui trasferimenti hanno creato un business. Qualunque sia la modalità di arrivo, spesso succede che il cane visto solo in foto non soddisfi il potenziale adottante o che presenti problemi comportamentali o sanitari e che non sia vaccinato né iscritto all’anagrafe canina e che quindi l’adottante si rifiuti di tenerlo. Che sia l’adottante a consegnarlo o chi l’ha portato fino a Modena ad abbandonarlo, il cane arriva quindi al canile “senza incidere però sui costi di gestione perché l’appalto dato dal Comune è a corpo: il gestore riceve cioè una cifra mensile fissa qualunque sia il numero dei cani in quel momento ospiti della struttura, con lo scopo di agevolare le adozioni. Inoltre, l’obbligo imposto sempre al gestore di convenzionarsi con un’associazione animalista assicura il controllo pre e post adozione affinché venga valutata bene la potenziale famiglia adottante”. Sui numeri, la media mensile dei cani entrati in canile è stata di 52 nel 2106 e di 54 nel 2017, “ma è complesso capire quanto abbiano inciso le staffette perché i cani non identificati possono avere qualunque provenienza”.

In replica, Marco Chincarini ha sollecitato “a portare in commissione i primi dati disponibili, visto che il Comune è a conoscenza del fenomeno delle staffette, e a spiegare il funzionamento del canile in modo da studiare il fenomeno e quantificarne i costi, oltre a rivedere l’organizzazione del canile pensando magari a nuove forme di collaborazione con i canili del sud. La collaborazione con le forze dell’ordine per fermare le staffette – ha concluso – mi sembra la strada giusta”.

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