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Gli stranieri e il Pd, compravendita e diritti giocano a nascondino

Come giudicare gli stranieri portati al voto durante le primarie per la scelta del sindaco di Modena? Sottili linee di confine si attraversano con molta noncuranza e c'è chi vede strumentalizzazioni e sfruttamento laddove altri vedono partecipazione e diritti

L'integrazione dei cittadini stranieri passa anche attraverso il diritto di voto. E sicuramente ti integri meglio se a votare ti ci portano in Mercedes. Potrebbe essere questa la battuta un po' cinica che scaturisce dalla controversa vicenda che vede protagonista il Pd modenese e le elezioni primarie per il candidato sindaco. Che il voto delle comunità straniere, in particolare di quelle filippina e ghanese, sia in qualche modo eterodiretto pare cosa abbastanza ovvia. Questo aldilà delle dinamiche precise dei fatti di ieri, che dovranno essere accertate dalla Commissione Garanzia, qualora l'organo interno al Pd intenda veramente fare chiarezza, come anche il segretario cittadino Sirotti ha richiesto.

Sull'opportunità o meno di concedere la partecipazione alle primarie anche agli stranieri che non avrebbero poi diritto di voto alle elezioni amministrative molto si è già discusso, sia internamente al partitone sia diffusamente. Mantenendo come discrimine il fatto che si tratti di competizione interne e quindi regolate a piacimento degli organizzatori, i principi fondamentali di un sano confronto democratico non possono essere certo molto dissimili da quelli imposti dalle regole comuni.

Se però le accuse lanciate da alcuni cittadini stranieri e sostenute da esponenti democratici dovessero essere confermate, la gravità dei fatti intaccherebbe l'immagine stessa di un partito che ha fatto dei diritti degli stranieri una delle grandi battaglie ideali, oltre che ministeriali. Utilizzare cittadini ignari – perchè questi gruppi di immigrati non si possono certo definire elettori consapevoli – per alimentare scontri e prove di forza interne alle correnti è semplice sfruttamento. Senza appello. Uno sfruttamento ideologico non tanto dissimile da quello che viene perpetrato da datori di lavoro senza scrupoli ai danni dei profughi che raggiungono le nostre coste e si riversano nelle piantagioni di pomodori delle regioni meridionali.

La replica del consigliere Maurizio Dori, coinvolto in prima persona come “tassista” di alcuni stranieri verso il seggio della Cittadella, sottolinea quello che lo stesso consigliere definisce un desiderio di "contare di più nella società" da parte degli immigrati. Un desiderio del quale una certa parte del Pd si sarebbe fatto attivo sostenitore.  Ovviamente si tratta di un punto di vista diametralmente opposto, a quello ipotizzato dagli accusatori, del quale si potrebbe discutere finendo per ridursi alla parola di uno contro quella di un altro.

Il tema di opportunità politica resta però tutto. Ovvero quanto sia lecito o meno  organizzare in maniera sistematica – e non solo a livello di opinione, ma anche logistico- il voto di una comunità straniera in favore del proprio candidato. Si può considerare una pratica strumentale e una forzatura della prassi democratica delle libere elezioni o si può invece parlare di un “incoraggiamento” alla partecipazione rivolto a soggetti deboli, quasi di un atto di pedagogia democratica?

Su questa risposta potrebbero dipendere le sorti del Partito Democratico nel brevissimo termine, dal momento che i fatti di via Padre Candido potrebbero essere un casus belli ideale per chi volesse agitare le acque già molto mosse del centrosinistra modenese. Ma il rischio è proprio questo: che un fatto di questa portata, foriero di interrogativi così significativi, finisca per ridursi all'ennesimo scontro interno, fatto magari di appigli tecnico-buorocratici piuttosto che di riflessioni sulla sostanza delle cose. E visto che il fair-play e l'eleganza non sembrano essere di casa nel 2014 democratico, le sorprese potrebbero essere tante e i provvedimenti davvero pochi.

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