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La Regione taglia i punti di donazione di sangue, Avis insorge: "Tecnocrati”

Inizia il braccio di ferro tra Avis e Regione sul finanziamento della raccolta di sacchi di sangue sul territorio. In programma un calo sensibile dei punti convenzionati, ma Avis non ci sta: "No alla 'clinicizzare' della raccolta del sangue"

"I volontari dell'Avis non solo provvedono alla fondamentale raccolta del sangue, ma garantiscono una presenza nei territori. Specie quelli di periferia, dove i servizi ormai sono sempre meno diffusi ma dove noi siamo radicati ovunque. La delibera della Regione del 30 dicembre scorso che getta le basi per un taglio dei punti di raccolta, affidando le etichettature al personale sanitario più che ai volontari, è dirigista e tecnocrate". 

È questo il grido di protesta dell'Avis di Modena e provincia, preoccupata da tempo sulla riorganizzazione del servizio adottata dalla giunta Bonaccini. Sul tema è spuntata un'interrogazione in Regione ad inizio aprile a firma dei consiglieri modenesi Pd, secondo i quali il fatto che l'etichettatura di sacche e provette possa essere curata solo dal personale sanitario "sta creando non pochi problemi operativi e ha destato preoccupazione all'interno dell'associazione".

“Nella provincia di Modena l'anno scorso erano 48 e quest'anno 46: solo due centri non hanno ottenuto l'accreditamento quindi da noi il calo non c'è ancora, ma tutti continuano a dirci che abbiamo troppi punti...", spiega il presidente dell'Avis di Modena e provincia, Maurizio Pirazzoli, parlando alla 'Dire'. Una questione che non è soltanto di natura medica, ma anche e soprattutto di natura economica, dal momento che sono in gioco cifre davvero elevate che la Regione riconosce all'Avis per ogni donazione (si va dai 15 ai 60 euro a prestazione a seconda delle singole modalità di raccolta).

Ieri l'assessore regionale Sergio Venturi è stato convocato in Provincia sul tema generale della sanità dai sindaci della conferenza socio-sanitaria territoriale, riuniti dal presidente Gian Carlo Muzzarelli. Come aveva chiarito venerdì scorso di fronte alla collega di Venturi al Riordino istituzionale, Emma Petitti, nel corso di un incontro promosso dal Pd, Muzzarelli non molla nemmeno sull'allarme sangue. Proprio l'accreditamento delle associazioni di volontariato e "la riorganizzazione del sistema 'sangue' sta creando non pochi problemi alle Avis del nostro territorio", ha confermato il sindaco-presidente della Provincia ieri a Venturi.

La 'scusa' della Regione per procedere alla razionalizzazione, osserva Pirazzoli, ricorda quella alla base della nascita dell'Ausl unica della Romagna, altra operazione di concentrazione contestata da anni a viale Aldo Moro. "Anche in quel caso si diceva che non si procedeva per risparmiare, ma per migliorare il servizio... In realtà, Muzzarelli e i sindaci stanno cogliendo perfettamente il tema. Da alcuni mesi la Regione ha deciso di 'clinicizzare' la raccolta del sangue. Ufficialmente, si professa la necessit di una maggiore sicurezza ma in provincia di Modena in 65 anni di attività non ci sono stati incidenti. Noi operiamo in totale sicurezza mica da oggi: il nostro trend è di 56.000 unità di sangue all'anno e di 30.000 donatori, dei quali un migliaio anche volontari", rivendica ancora il presidente dell'Avis modenese. In sostanza, conclude Pirazzoli: "Quella che si sta portando avanti in Regione è una visione dirigista del welfare locale sussidiario, non crediamo affatto sia la soluzione da perseguire nonostante i nuovi contesti anche finanziari".

(fonte DIRE)

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