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Sabato, 21 Maggio 2022
Politica

Offese giornalista, capogruppo PD assolto dall'accusa di diffamazione

Il Tribunale di Modena ha scagionato Paolo Trande, capogruppo dem in consiglio comunale, che nel luglio 2013 definì il giornalista modenese Gabriele Casagrande “pseudogiornalista”, “acrimonioso, acido e irritante” e “piccolo uomo”

Arriva la parola fine sul procedimento giudiziario che vedeva protagonista Paolo Trande, da due consigliature capogruppo del Partito Democratico a Modena, querelato per diffamazione nell'agosto del 2013 dopo alcune offese rivolte su Facebook a al giornalista modenese Gabriele Casagrande. Il Gip del Tribunale di Modena ha scagionato Trande per “insussistenza del fatto”, dopo che il PM aveva già chiesto l'archiviazione, contro la quale si erano opposti i legali di Casagrande. 

I fatti risalgono al luglio di due anni fa, quando Trande scrisse pubblicamente: “Uno pseudogiornalista modenese sempre acrimonioso, acido e irritante scriveva che la manifestazione di ieri contro le offese e il razzismo non si doveva fare. La ragione? In questi anni Berlusconi è stato offeso e c’è la crisi. Vergognati piccolo uomo”. 

Parole gravi e pesanti, che erano seguite ad un post di Casagrande – allora responsabile della nostra redazione – circa una fiaccolata organizzata dalle associazioni femminili locali in seguito alle offese nei confronti dell'allora Ministro Cecile Kyenge. “Siamo seri – scriveva Casagrande - se possiamo permetterci una ‘fiaccolata contro il razzismo e le offese’ (da parte di chi per anni ha rivolto all’avversario politico epiteti affettuosi quali nano, puttaniere, mafioso, corruttore, camorrista, delinquente, pedofilo...) significa che a Modena non abbiamo proprio visto nulla della crisi economica”.

Un punto di vista evidentemente non gradito al capogruppo PD, che decise di affidarsi ad una reprimenda chiaramente offensiva, sia da punto di vista personale che professionale, alquanto inusuale per un politico democratico di casa nostra. Ma la giustizia modenese ha optato per l'assoluzione e sia la politica che il giornalismo non possono che prenderne atto e (non) agire di conseguenza.

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