Riscoprirsi ai tempi del covid-19. L’importanza di gestire lo stress

L’obbligo di vivere in ambienti quanto più circoscritti, ci rede ‘nudi’, portando alla luce i lati più oscuri del nostro carattere e le nostre fragilità. Occorre ora più che mai prenderci cura di noi stessi e rafforzare i lati postivi del nostro carattere

Hans Selye, medico autriaco, nel 1936 definì per la prima volta il termine stress come “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”. Oggigiorno si intende per stress un’alterazione prolungata dell’equilibrio omeostatico, ma come si arriva a ciò?

Innanzitutto, è importante sottolineare come lo stress non abbia sempre un’accezione negativa: la maggior parte delle situazioni stressogene che ci accompagnano nella nostra quotidianità possono essere definite ‘eustress’ (ovvero stress buono, eu dal greco buono). Secondo la curva di attivazione di un organismo, definita dagli psicologi Yarkes e Dodson nel 1908, l’eustress corrisponderebbe al momento in cui la prestazione di un individuo è ottimale; tuttavia quando la richiesta ambientale supera le capacità responsive e adattive di ognuno di noi, ecco subentrare il distress (stress cattivo) o stress propriamente detto.

Seyle presentò, attraverso la sindrome generale di adattamento (GAS), tre fasi di gestione dello stress: 

  • La fase di allarme che prende avvio da una deturpazione della condizione di omeostasi in cui il nostro organismo solitamente giace, poichè sottoposto a stressor (eventi stressogeni) che attivano il sistema nevoso simpatico, responsabile delle risposte emergenziali attacco-fuga.

  • La fase di resistenza, durante la quale il nostro organismo sviluppa la capacità di adattarsi agli stressor. In questa fase aumenta la produzione di cortisolo, denominato ormone dello stress che assumerebbe la funzione di tampone, con effetti analgesici/antinfiammatori transitori che ci permetterebbero di frenare le potenzialità negative dello stress sul nostro corpo.

  • Infine, l’ultima fase ovvero quella di esaurimento, in cui la situazione stressogena si prolunga nel tempo provocando un vero e proprio “prosciugamento” delle risorse che il nostro organismo mette in atto per ‘far fronte’, avviandosi verso la malattia.

Come contestualizziamo le suddette fasi ai nostri giorni?

Nelle ultime settimane, scandite dai numerosi decreti promulgati dal presidente del Consiglio, il tempo sembra essersi fermato: non più le lezioni, non più lo sport, non più gli aperitivi del venerdì sera che ritmavano l’inizio del weekend, non più le passeggiate al parco, il caffè in centro del sabato pomeriggio o la colazione al bar della domenica mattina, non più i pranzi e le cene con gli amici e i colleghi, non più le serate romantiche al chiaro di luna con i partner. Niente più. Ci siamo ritrovati a passare intere giornate e settimane nel luogo meno frequentato da tutti noi: la casa, con i nostri familiari, con noi stessi. Limitatissimo il contatto con l’esterno, se non attraverso i social, che oggigiorno annullano la distanza, aiutano a sentirci meno soli e alimentano il senso di condivisione del destino che ci sta accomunando. Né distinzioni tra piccoli e adulti, né tra ricchi e poveri come illustrava “la Livella” di Totò. Il motto comune: "Restare a casa". Ed è qui, tra le quattro mura di casa, che iniziano i disagi.

Perché stare nel luogo che dovrebbe essere “il più accogliente” ci creerebbe disagio?

Riferendomi alle parole di Primo Levi che, in ‘Se questo è un uomo‘, definiva un uomo vuoto colui a cui venivano tolti gli affetti e le proprie abitudini, è esattamente così che oggi ci sentiamo: privati della nostra quotidianità e “derubati” della nostra libertà. Solitudine, noia, insonnia, rabbia, tensione, paura...chi oggi può esimersi dallo sperimentare queste emozioni? Nessuno. Ognuno di noi, seppur in maniera diversa sta provando emozioni negative che possono accrescere ansia e disagio psichico. L’obbligo di vivere in ambienti quanto più circoscritti, ci rede ‘nudi’, portando alla luce i lati più oscuri del nostro carattere e le nostre fragilità che spesso le nostre vite frenetiche ci impedivano di fronteggiare, in qualche modo proteggendoci da essi. Tutto ciò va sommato alla paura del contagio che aumenta in maniera esponenziale la percezione dello stress da sopportare. Avere tanto tempo per rimuginare ci porta ad essere ancor più predisposti all’incorporazione di notizie negative piuttosto che quelle positive, come già normalmente accade, accrescendo le nostre ansie e rendendoci vulnerabili agli stressor, tanto da sviluppare sintomi simil depressivi.

L’importanza della gestione dello stress

Oggi diventa dunque fondamentale gestire lo stress a cui siamo quotidianamente sottoposti, al fine di mantenere il più possibile l’equilibrio e l’integrità psico-fisico.

La mission: dedicarci a ciò per cui non si ha mai avuto tempo prima; prendersi cura di noi stessi e rafforzare i lati postivi del nostro carattere per soggiogare quelli negativi che tentano di prendere il sopravvento; entrare in sintonia con le nostre fragilità e imparare ad apprezzarle, cogliendone le positività; sfruttare il tempo per riscoprire i nostri hobby e rispolverare vecchie passioni che per tanto abbiamo tenuto rinchiuso nei cassetti. È davvero il tempo per mettere noi stessi al primo posto.

Ma qualora dovessimo accorgerci che l’ansia e lo stress stiano prevalendo sui nostri sforzi, resta importantissimo rivolgersi agli esperti, psicologi e psicoterapeuti, che saranno preparati ad aiutarvi nella gestione delle emozioni e sensazioni negative prima che possano sfociare in disagio psichico. Informiamoci e prendiamoci cura di noi stessi, perché la persona che aiutiamo oggi, sarà quella con cui avremo a che fare domani.

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A cura della Dott.ssa Giulia Esposito

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