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Soliera, 4 Novembre 1966. Foto: fotomuseo Giuseppe Panini, archivio del Comune di Soliera

Soliera, 4 Novembre 1966. Foto: fotomuseo Giuseppe Panini, archivio del Comune di Soliera

Un secolo di alluvioni nel modenese. L'anno critico fu il 1966

Nel 1900 le alluvioni nel modenese hanno interessato oltre 37.000 ettari di territorio. Causate da rotte o tracimazioni dei fiumi Secchia e Panaro gli anni più critici per Modena furono il 1966, 1969, 1972 e il 1973

Tra il 4 e il 5 Novembre del 1966 il centro-nord Italia fu il triste protagonista di una serie di drammatici eventi naturali. L’esondazione dell’Arno causò a Firenze un alluvione senza precedenti mentre a Venezia l’acqua raggiunse livelli d’altezza preoccupanti. Anche l'emilia-Romagna, in concomitanza ai drammatici eventi, fu duramente colpita dalle abbondanti piogge, in particolare la provincia di Modena che, a causa dell’ingrossamento delle acque dei fiumi Secchia e Panaro, fu sommersa nell'arco di due giorni  da un’ondata di fango, acqua e detriti.

4-5 Novembre 1966, cedono gli argini del Secchia e del Panaro: da Modena a Finale Emilia 16400 ettari di terreno sommersi dall'acqua

I primi di Novembre del 1966 una fitta pioggia incessante si abbattè sull’intero territorio emiliano. Colpì in particolare l’Appennino causando a monte l’ingrossamento dei principali corsi d’acqua: secondo alcune stime in 24 ore (4 Novembre) caddero a Monteombraro di Zocca 110.8 mm di pioggia, a Pavullo 104.4 mm, a Sestola 157.4 mm e a Fellicarolo di Fanano 205 mm.

Con una tale quantità di acqua gli argini del Panaro e del Secchia cedettero sopraffatti dall’impeto dei flussi: nel Secchia la falla si verificò sull’argine sinistro in prossimità di Villanova di Modena e a Sozzigalli di Soliera mentre il Panaro esondò in località Chiavica Nonantolana in corrispondenza della confluenza del torrente Tiepido.

Si tratta dell'area più estesa colpita il tutto il secolo.

I danni furono ingenti, 16'400 gli ettari di terreno sommersi dall'acqua. Modena, San Cesario, Castelfranco, Nonantola, Bastiglia, Soliera, Carpi, Novi, Campogalliano, Finale Emilia, una mistura di acqua, fango e detriti invase interi terreni destinati all’agricoltura, infrastrutture, allevamenti animali e insediamenti abitati. Un ponte crollò nei pressi di Vignola e un altro fu gravemente danneggiato a Spilamberto. Gravi furono i danni a Campogalliano mentre a Soliera l’acqua arrivò addirittura in centro raggiungendo Piazza Roma e le abitazioni circostanti.

Lo spirito d’iniziativa del popolo emiliano-romagnolo

Decisiva fu la prontezza d’intervento con il quale centinaia di emiliano-romagnoli risposero all’emergenza volontariamente. Alcuni mettendo a disposizione piccole imbarcazioni, utili a soccorrere le persone rimaste bloccate nei piani alti delle case, altri, invece, facendo da sentinelle, osservando e sorvegliando l’argine nelle ore notturne, pronti a dare l’allarme in caso di una nuova ondata. Fu istituito anche "al guardian del Sècia" (Guardiano del Secchia), una sorta di custode che aveva il compito di avvertire la popolazione nel caso l’acqua raggiungesse un livello superiore ai saldèin.

Tantissimi, vanga alla mano, si unirono per pulire strade, cantine, pollai e abitazioni prese d’assalto dall’acqua e dal fango e salvare il salvabile. Altri, invece, passarono giornate intere a riempire di sabbia enormi sacchi da posizionare contro i muri delle case, mentre altri ancora scavavano solchi per creare pendenza nel terreno e far defluire l’acqua.

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Le principali alluvioni nel modenese del 1900

Nel corso del 1900 le alluvioni nella pianura modenese hanno interessato oltre 37'000 ettari di territorio, in partciolare negli ultimi 40 anni del secolo.

  • Settembre 1928, fiumi Secchia e Panaro. Province colpite: S. Felice, Camposanto, Medolla
  • Agosto/settembre 1934, fiume Panaro. Province colpite: Finale Emilia
  • Novembre 1952, fiume Panaro. Province colpite: Camposanto, Finale Emilia, S. Felice
  • Aprile 1960, fiume Secchia. Province colpite: Camposanto, Soliera, Cavezzo, Novi, Carpi, Medolla, S. Felice, S. Prospero.
  • Novembre 1966, fiume Panaro. Province colpite: Bastiglia, Bomporto, Castelfranco Emilia, Modena, Nonantola. Fiume Secchia. Province colpite: Campogalliano, Modena, Soliera.
  • Settembre 1972, fiume Panaro. Province colpite: Bastiglia, Bomporto, Modena. Fiume Secchia. Province colpite: Modena e Campogalliano.
  • Settembre 1973, Fiume Panaro. Province colpite: Bastiglia, Castelfranco, Bomporto, Modena, Nonantola. Fiume Secchia. Province colpite: Campogalliano.
  • Novembre 1982, fiume Panaro. Province colpite: Finale Emilia, Camposanto

Dopo il 1966 gli anni critici furono il 1969, il 1972 ed il 1973. Meno grave il 1982

Dopo il disastro del 1966, tra il 10 e il 16 Settembre 1972, la Provincia di Modena fu nuovamente colpita. Anche in questo caso ingenti furono i danni provocati dalla rotta del fiume Panaro in località Gorgo Tre Frati dalla tracimazione di Panaro e Secchia in più punti. I comuni esondati furono: Modena,Bastiglia, Bomporto e Campogalliano per una superficie totale di 8.590 ettari (6.050  allagati dal Secchia e 2.540 dal Panaro).

Nel Settembre dell’anno successivo, il 1973, nell’arco di sole due giornate il fiume Panaro allagò nuovamente una vasta porzione di territorio, quasi tre volte quella colpita l’anno precedente. La tracimazione avvenne in diverse località, i comuni interessati furono allora Modena, Bastiglia, Bomporto, Nonantola, Castelfranco, S.Cesario per 6.000 ettari complessivi allagati.

 Meno di un decennio dopo fu ancora il Panaro a rompere gli argini tra il 10 e il 14 Novembre 1982, a Malpasso località Cà Bianca di Finale Emilia. Le sue acque invasero una porzione più limitata di territorio, circa 2.500 ettari allagati, ma i danni e la paura continuarono a colpire i cittadini coinvolti in prima persona.

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