Dall'Appennino all'Himalaya, l'ingegnere modenese che costruisce tunnel d'umanità

“E’ grazie a questi momenti che ho scoperto che il cuore dell’uomo è lo stesso sotto ogni latitudine. Ciò non annulla le differenze tra più persone, tra più comunità. Una lingua, una religione, una cultura saranno sempre un’occasione di dialogo e di accoglienza"

“Spesso quando per lavoro o piacere ci troviamo in un paese lontano da casa, diverso per cultura o religione, ci sentiamo spaesati, tendiamo a chiuderci in noi stessi, ad isolarci. Ma facendo così ci precludiamo la possibilità di obbedire alla realtà” - sono le parole di Angelo Michele Villa, ingegnere civile di Modena che da 10 anni gira il mondo costruendo opere pubbliche ed infrastrutture, in particolare tunnel e gallerie del sottosuolo.

Europa, Sudamerica, Asia ma anche la nostra Modena con la Nuova Estense, Sassuolo, Bologna e Autostrada del Brennero.

Nel 2011 la crisi economica che congela il settore dell’edilizia costringe Angelo Michele a rivolgere lo sguardo verso nuovi orizzonti e mai si sarebbe immaginato che all’età di 57 anni trovasse nuove opportunità lavorative… nel Kashmir.

“A 57 anni guardandomi allo specchio mi sono detto: o sto qui in Italia a vegetare per i prossimi 5 anni aspettando la pensione oppure cerco un’alternativa. Ora posso dire che sono profondamente grato per avere visto come possibilità quella che potenzialmente avrei considerato una disgrazia: di mia spontanea volontà non avrei mai preso questa decisione”.

Così, dopo una prima esperienza all’estero in una miniera di rame cilena, approda nella regione del Kashmir prima a Chenani, un paesino ai piedi dell’Himalaya, poi a Reasi nel nord dell’India, per seguire i lavori di una ferrovia.

“A Chenani seguivo i lavori per la realizzazione di una galleria che sarebbe servita a collegare il Kashmir con il resto dell’India. Con il procedere giorno dopo giorno dei lavori si è venuto a creare un secondo ponte, più fine e sottile, un legame tra me ed i colleghi, nonostante fossi cristiano ed europeo. E’ un legame di umanità, accoglienza e condivisione che difficilmente ho trovato altrove, che mi sorprendeva non solo con i colleghi, spesso e volentieri anche con perfetti sconosciuti. Dalla gioia di poter contribuire insieme alla realizzazione di un un’opera al servizio del bene comune, di un legame concreto come un ponte od un tunnel, all’invito per un tè da un insegnante in pensione incontrato casualmente durante una siesta sotto ad un albero”

“E’ grazie a questi momenti che ho scoperto che il cuore dell’uomo è lo stesso sotto ogni latitudine. Ciò non annulla le differenze tra più persone, tra più comunità. Una lingua, una religione, una cultura saranno sempre un’occasione di dialogo e di accoglienza e ciò lo sperimenti conoscendo le persone”.

Il rapporto che scaturisce dal desiderio di Angelo Michele di conoscenza, di confronto e di rispetto verso l’altro viene prontamente percepito ed accolto dai locali, soprattutto in momenti di difficoltà.

“Ero appena atterrato in aeroporto a Srinagar, la capitale del Kashmir,  e ho chiesto al taxista di portarmi alla stazione dei treni di un paesino prima per evitare la calca della stazione centrale, Rubiera invece che Modena per dire. Ma il taxista mi porta alla stazione centrale. Con valigia, zaino e tracolla del computer salgo nel primo vagone che capita tra la ressa generale. Ad un certo punto tastando i pantaloni mi accorgo che il portafogli è sparito, rubato. Lo faccio presente alle persone intorno e, con mia grande sorpresa, sebbene nessuno sapesse nulla del portafogli, almeno una ventina di persone si sono fatte avanti chiedendomi se avessi bisogno di soldi o di fare semplicemente una telefonata. In sintesi, per un cogl**** che mi ha rubato il portafogli ho trovato venti persone disposte ad aiutarmi”.

“Poi il via vai di persone in infermeria quando mi sono sentito male, i telefoni offerti all’uscita dell’aeroporto quando scancheravo per attivare la sim indiana e mille altri di questi episodi”.

L'esperienza di Angelo Michele testimonia la profondità dell'animo umano, un sottosuolo che sottostà alla naturale disposizione dell’uomo di legarsi, di congiungere rami e radici interiori al terreno dell’altro, a prescindere dalla fertilità e dalla volontà di esso. E in effetti, se guardiamo per un attimo ancora all’etimologia della parola ingegnere ci accorgeremo che il latino ingenium altro non è che una disposizione naturale, un’indole, ma anche un creatore. Come Angelo Michele, creatore di ponti di cemento e di ponti d’umanità.

Dulcis in fundo, vi è un ulteriore progetto in cantiere: la realizzazione di un libro.

 “Dal 2011 avevo cominciato quasi ogni sera a scrivere su Facebook le impressioni della giornata come un diario online, anche per le persone che mi seguivano da lontano. Ho ripreso quegli appunti, scrivendo anche quello che  non potevo dire pubblicamente anche per non preoccupare i miei a casa. Sto facendo l’editing e spero di pubblicarlo nel giro di un paio di mesi perché la bellezza che ho visto non vorrei tenerla per me . Inoltre spero sia di stimolo a tanti , giovani e meno giovani, che sono in difficoltà per il lavoro . Vorrei dire che una alternativa è possibile basta aprire questa finestra del mondo. 

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