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La Modena nascosta | Gli antichi Barchessoni delle valli mirandolesi

La Bassa modenese è un territorio ricco di tradizioni, storia e cultura. Lo testimoniano i Barchessoni, antichi edifici rurali dalle fattezze del tutto particolari

Nel cuore delle valli mirandolesi, in prossimità di San Martino Spino e dei territori limitrofi, antichi edifici rurali dalla forma del tutto particolare si ergono silenziosi alla vista, risaltando tra la verde vegetazione della Bassa modenese. Sono i Barchessoni della tenuta di Pontevecchio, strutture dalle fattezze uniche nel loro genere seppur simili ad antiche chiese paleocristiane, utilizzate in passato per ospitare, accudire e nutrire i cavalli di razza brada del nostro territorio.

Il Barchessone Vecchio

Al Barcsòn Vècc - rigorosamente in dialetto mirandolese - è il più antico edificio rurale tra i barchessoni che rendono la tenuta di Pontevecchio un territorio unico nel suo genere, intriso di storia e dall’inestimabile valore architettonico.

Esso fu costruito nell’anno 1824 dall’idea di Ettore Castelli, fattore camerale dei conti Menafoglio ai quali era succeduta la tenuta dopo la podestà degli Estensi di Modena e, prim’ancora, dei Pico. Dopo l’unità d’Italia fu ceduta al Barone Vincenzo Belinda ma fu prontamente riacquistata dall’Esercito Italiano nel 1880 per istituire, tre anni dopo, il V Centro di Allevamento Quadrupedi, centro che svolgerà un importante ruolo strategico di approvvigionamento di cavalli e muli sui fronti durante la Prima Guerra Mondiale.

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La struttura

Tra i Barchessoni delle valli mirandolesi, il Barchessone Vecchio presenta peculiarità uniche, insolite e atipiche in confronto agli altri edifici della zona rurale. Si compone di fatto di due piani, uno inferiore corrispondente alla caserma predisposta per il nutrimento dei cavalli, e l’abitazione del fattore al piano superiore. I due ambienti erano in principio collegati solamente all’interno tramite una scala a chiocciola ubicata intorno alla colonna centrale ma, negli anni seguenti, fu aggiunto un punto di collegamento esterno composto da una scala di legno (sostituita nel restauro del 1954 con una in muratura).

L’edificio agricolo è ricco di svariati particolari strutturali, a cominciare dalla pianta principale esadecagonale (16 lati) della caserma, simile alle antiche chiese del periodo Paleocristiano, e dalla pianta ottagonale dell’abitazione superiore.

Ma un edificio dai così molteplici lati come si sorregge? Oltre alla colonna portante presente nel mezzo del Barchessone, è presente un giro interno di altri 8 pilastri volti a sostenere le travi lignee sottostanti all’abitazione del fattore, da altri 16 pilastri posti esternamente e, tra le due cerchie, una serie di altrettanti 16 pilastri minori. L’edificio era poi corredato da finestroni rettangolari con apertura a ribaltina, essenziale per alimentare i cavalli dall’esterno, mentre il pavimento interno era realizzato con mattoni in cotto disposti a spina di pesce.

Nel 1954 il Barchessone Vecchio vide la chiusura e l’abbandono dello stabile ma, dopo 40 anni, gli fu donata una seconda vita grazie al restauro degli anni 1997-1998. Gli spazi interni furono rivisti per la realizzazione di una sala per conferenze, eventi e mostre e, al piano superiore, venne inaugurata la sede de il Centro di educazione ambientale “La Raganella” dell’amministrazione comunale di Mirandola. Fu poi danneggiato gravemente dal sisma del 2012 (il cui epicentro si registrò a poco più di 6 km di distanza) e riaperto al pubblico il 31 Marzo 2019.

Gli altri Barchessoni: Barbiere, Portovecchio, Fieniletto, Cappello e Pascolo

Sulla Mappa del Genio Militare datata 1936 compaiono i nomi di altri Barchessoni, contraddistinti da simpatici toponimi locali: oltre al Barchessone Vecchio vi sono il Barchessone Barbiere, Portovecchio, Fieniletto, Cappello e Pascolo.

Gli ultimi due furono distrutti da incendi mentre il Fieniletto, contraddistinto dall’assenza di mura perimetrali e dall’ubicazione al di fuori della tenuta, e il Portovecchio sono in rovina. Il Barchessone Barbiere, invece, si differenzia per essere l’unico sorretto da una doppia corona di “saettoni”, elementi inclinati di legno, incastrati al pilastro centrale, invece che una unica.

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