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La Modena nascosta | Gli affreschi dell'atrio monumentale della Biblioteca Poletti

Il Palazzo dei Musei nasconde una Biblioteca ricca di manoscritti e volumi antichi impreziosita da un atrio colmo di affreschi, opere d'arte e statue di rara bellezza

Il civico 337 di Piazza Sant’Agostino di Modena nasconde un gioiello artistico-culturale ricco di valore, vicissitudini e curiosità storiche. Oltre ad essere forziere di antiche e innumerevoli meraviglie, il Palazzo dei Musei racchiude al suo interno un luogo in cui i colori e le forme di affreschi e sculture si fondono con la conoscenza delle scienze, dando vita alla Biblioteca Poletti e al suo atrio monumentale.

Dedicata al celebre architetto modenese d’Ottocento Luigi Poletti, la biblioteca fu voluta, progettata e finanziata dallo stesso, un personaggio amante della città natale e desideroso di garantire ai giovani studiosi d’arte di Modena un luogo fornito di ogni sapere nel quale formarsi. La biblioteca fu inaugurata nel 1872 in una sala del Palazzo Comunale e solamente nel 1924 in seguito al completamento della Galleria e del magnifico atrio monumentale fu trasferita nella sede attuale.

Luigi Poletti

Luigi Poletti fu architetto e studioso d’arte nato a Modena nell’ultima decada del 1700. Egli dedicò la sua vita all’arte e alla cultura operando in tutta Italia al servizio della collettività, in particolare a Roma, dove fu ingegnere-architetto presso lo Stato Pontificio. In questa veste seguì i lavori della ricostruzione della Basilica di San Paolo fuori le Mura ma anche della Chiesa di S. Maria degli Angeli ad Assisi e dei Teatri di Fano, Terni e Rimini. Alla sua morte lasciò erede dell’enorme patrimonio pecuniario e sapienziale il Comune di Modena, ma ad una condizione irrevocabile. Esso, infatti, si sarebbe dovuto impegnare obbligatoriamente nella costruzione di una biblioteca a lui intitolata dedicata alle arti e all’architettura e nel finanziare gli studi di tre giovani modenesi scelti in un premio quadriennale.

Gli affreschi dell’atrio monumentale

Nel documento riportante gli ultimi voleri dell’architetto, Luigi Poletti lasciò precise e dettagliate istruzioni concernenti la decorazione ad affresco dell’atrio della Galleria. Esso avrebbe dovuto rivelarsi un atrio monumentale, un santuario dell’arte impreziosito da una statua memoriale e da affreschi parlanti, narratori di due tra i più importanti episodi della vita e della carriera del Poletti realizzati dall’estro di Umberto Ruini.

Gli affreschi della prima fascia

Nella parete di destra l’affresco principale narra “le vicissitudini romagnole”: Luigi Poletti intento a spiegare e a mostrare ai Conservatori di Rimini il progetto per la ricostruzione di un nuovo teatro da sostituire al prezioso ma ormai fatiscente teatro vecchio. In un gioco di luci, ombre (da notare il riflesso sul pavimento delle ante della finestra) e colori caldi, la maestria del pittore riesce a trasportarci indietro nel tempo e nello spazio.

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Da Rimini a Roma - la parete opposta racconta l’episodio storico dell’inaugurazione dei restauri della Basilica di S. Paolo fuori le Mura alla presenza di Papa Pio IX e di numerosi dignitari della corte pontificia. Grazie alla tecnica della prospettiva l’atrio monumentale sembra fondersi ed inserirsi tra le colonne della Basilica romana in un continuum spaziale. A ridosso della porta d’ingresso, due donne osservano il visitatore che si accinge ad entrare nella Galleria. Sono Modena e Roma, la prima col seno scoperto e la seconda vestita di tonaca, figure allegoriche delle due città amate e favorite dal Poletti.

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Gli affreschi della seconda fascia

La fascia superiore è dedicata alle arti e alle scienze, anch’esse raffigurate in forma allegorica. Tra putti e busti di personaggi illustri campeggiano l’Apoteosi dell’Arte e dell’Architettura, l’Apoteosi della Scienza, della Matematica e dell’Archeologia, l’Idraulica, la Meccanica, la Geometria, la Pittura, la Scultura e la Prospettiva, donne dalle lunghe tuniche accompagnate da strumenti simbolo della loro essenza.

I busti in pietra dipinti alle loro spalle ricordano importanti studiosi modenesi portatori dei saperi allegorici: vi è il nome di Guarino Guarini, architetto e matematico, Francesco Selmi, chimico, l’archeologo Celestino Cavedoni e molti altri.

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