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Capitàn Pastene, la piccola "Pavullo delle Ande" fondata da modenesi in Cile

Fondata nei primi anni del Novecento da un gruppo di modenesi emigranti, gemellata dal 2000 con Pavullo nel Frignano, Capitàn Pastene è un piccolo agglomerato di abitazioni sotto i quali tetti s’alzano caldi effluvi di tortellini in brodo e il cicaleccio di una lingua costellata di dialettismi modenesi

In un remoto angolo di mondo escluso allo sguardo e alle nozioni geografiche dei più vi è, in America Latina, un piccolo agglomerato di abitazioni sotto i quali tetti s’alzano e s’espandono succulenti aromi di polenta e prosciutto crudo, caldi effluvi di tortellini in brodo e il cicaleccio di una lingua costellata di dialettismi modenesi.

Al piccolo agglomerato di abitazioni s’aggiungono poi una rete di strade, ben tracciate, intitolate ai grandi della letteratura, della prosa e della poesia italiana, una scuola, una chiesa dal bianco campanile laterale e due belle piazze, una rotonda ed una ravvivata dallo scroscio di fontane danzanti.

Il piccolo agglomerato di case porta il nome - dai rimandi d’avventure e peripezie del mare - di Capitàn Pastene, frazione di Lumaco, un paesino ubicato nel profondo meridione del Cile, frutto dell’incontro di famiglie migranti modenesi dei primi del Novecento con le popolazioni mapuche e creole: una terra promessa con l’inganno, anelata, raggiunta e costruita con la speranza di un futuro prosperoso. Dal 2000 è gemellata con Pavullo nel Frignano, frazione modenese dalla quale le famiglie migranti provenivano.

Capitàn Pastene, la “Pavullo delle Ande”: storia di una migrazione

Il secondo giorno del mese di febbraio, anno 1904, un gruppo di famiglie provenienti dai comuni modenesi di Pavullo, Zocca, Montese e Guiglia, salpa dal porto francese di Pallice Rochelle a bordo di un vapore della “Pacific Steam Navigation Company”, recante il nome di “Oruba”, alla volta del Cile con la promessa di ottenere appezzamenti di terreno coltivabile a loro destinate.

Dopo un mese di navigazione giungono, il 10 Marzo, a destinazione, ma ciò che si trovano dinanzi altro non è che una terra incolta e non bonificata, un paese da costruire dalle più profonde fondamenta, lungi dalle laute promesse di prosperità assicurate loro dagli impresari Fratelli Ricci.

Vanga alla mano, i coloni modenesi fondano, tanto nella fisicità del territorio quanto nella costituzione di una comunità inclusiva ed integrata con le etnie creola e mapuche, quella che nel 1907, tre anni dopo la grande migrazione, sarà ufficialmente inaugurata dal presidente della Repubblica cilena Capitàn Pastene.

Capitàn Pastene: geografia di un territorio

I primi edifici di Capitàn Pastene sorgono attorno a Piazza Verdi: il Quartier generale de los Carabineros, l'abitazione degli impresari Ricci, un albergo destinato ad ospitare gli impresari della colonia, la "Casa Consistorial" dove ha sede l'Amministrazione della Colonia, la Scuola pubblica destinata ad accogliere 300 alunni, il mulino a vapore, il Gran Almacen, il posto telefonico pubblico ed il cimitero. Pochi anni dopo verrà costruita la strada di collegamento con Lumaco (di cui Capitan Pastene è frazione), l'acquedotto, ponti e canali di drenaggio. La ferrovia che collega Los Sauces, Lumaco e Capitàn Pastene, iniziata nel 1907, viene terminata nell'anno 1918 (la prima locomotiva fu battezzata "Nahuelbuta" dal nome della cordigliera che sovrastava la zona), ma in realtà il servizio in forma regolare inizia solo nel 1922.

E le tradizioni modenesi, quelle gastronomiche in particolare, emigrano anch’esse: tortellini, polenta, borlenghi, salumi quali prosciutto crudo, coppa e salamini, le eccellenze della cucina modenese sono auto-prodotte in linea con le antiche ricette ed usanze di Modena, confezionate, esportate ed apprezzati in tutto il Cile. Ancora oggi, inoltre, a Capitàn Pastene sono organizzate annualmente le sagre della castagna, del prosciutto e della pasta.

Capitàn Pastene oggi

Oggi Capitàn Pastene è un paesino di duemila abitanti dove l’agricoltura è diventata marginale, dove si vive di turismo e commercio, dove vengono consumati ed esportati in tutto il Cile i piatti tipici della cucina modenese e, soprattutto, dove sulla targa di Lumaco (il comune di cui Capitàn Pastene è una frazione), campeggia la scritta “Comunità triculturale” salutata da una bandiera creata dall’unione delle tre comunità (modenesi, creole cilene e mapuche), a sancire l’ormai avvenuta integrazione tra i popoli.

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