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Tesori d'Appennino | Un itinerario di rocche e castelli da visitare in giornata

Da Modena a Montese passando per Montecuccolo e Semese: un itinerario lungo 130 km alla scoperta di borghi e antichi castelli sullo sfondo del pittoresco Cimone

Nascosti tra le fornde boscose dell' Appennino modenese, si possono scovare preziosiosissimi tesori di valenza storica e artistica. Ecco allora un itinerario da seguire in giornata alla scoperta di alcuni tra i tanti castelli e le numerose rocche che, disseminati tra i monti e tra le colline della provincia modenese, persistono nel raccontare di epoche antiche.

Castello di Montecuccolo

Abbarbicato sulla cima di un rilievo roccioso d’Appennino, il castello di Montecuccolo domina con i suoi 873 metri d’altitudine la splendida valle del torrente Scoltenna.

Appartenete alla celebre e storica famiglia dei Montecuccoli, presenta un impianto a “castello-recinto”, dominato da un mastio e provvisto di tre cinte murarie adiacenti l’una all’altra che ne attestano i vari stadi di accrescimento. Il primo manufatto da cui ebbe origine l’intera roccaforte è la torre principale (o mastio), oggi trasformata in campanile, sorta presumibilmente come elemento del sistema difensivo tardoantico con compiti di avvistamento e segnalazione di nemici od intrusi. La torre maestra, pur manomessa nei secoli, conserva tutta la sua imponenza, dominando dall’alto il castello e il borgo sottostante: l’originario portale rialzato con architrave triangolare e finestrini a vano strombato sono gli elementi caratterizzanti della costruzione.

Dal borgo di Montecuccolo una ripida rampa sale al castello, al quale si accede tramite un portale a sesto acuto sormontato da una bertesca per la difesa piombante provvista di cinque caditoie. Un secondo ingresso, ricavato nel tratto sud-orientale delle mura, era invece destinato al passaggio dei carri, il cui accesso dalla porta principale era impedito dall’erta salita. Sulla vasta corte si affaccia la dimora feudale composta di quattro corpi di fabbrica adiacenti che si sviluppano con andamento lineare. Essa comprende anche la torre d’angolo, in seguito adibita a funzioni residenziali e inglobata del palazzo, nei quali sotterranei si trova una prigione alla quale si accede tramite uno stretto passaggio.

Ai piani superiori si può salire tramite una magnifica scala a chiocciola che si snoda entro un torricino cilindrico sporgente dal corpo centrale. Notevole è il piano nobile, composto di vari ambienti caratterizzati da finestre con sedili laterali ricavati nello spessore del muro e da grandi camini scolpiti. Di grande interesse è la Sala Nobile, dove secondo la tradizione nacque Raimondo Montecuccoli: si trova nel torrione d’angolo e si accede attraverso un elegante portale in pietra. Inoltre, di grande suggestione sono anche i camminamenti che in origine collegavano tutti i corpi di fabbrica in un’alternanza di spazi interni ed esterni disposti dietro al parapetto merlato. Da qui si può godere di una splendida vista sulla vallata dello Scoltenna e sulla superba vetta del Cimone.

Castello di Semese

Arroccato su di un monte che tocca gli 803 metri d’altitudine, Semese domina l’alta vallata di Verica.

L’insediamento castellano viene fatto risalire al XIII secolo, anche se è probabile che il corpo principale della costruzione esistesse già nel XII secolo, come testimoniano la tecnica e i materiali utilizzati. Nel Duecento Semese era di proprietà della famiglia dei Da Verica mentre nel secolo successivo passò inesorabilmente sotto il dominio dei Montecuccoli.

Il panorama che si può ammirare dall’alto del castello di Semese è straordinariamente suggestivo: la cornice di monti che si staglia all’orizzonte forma uno splendido scenario dominato dalla vetta del Cimone, mentre giù, nella vallata, si snoda il nastro lucente dello Scoltenna.

Oggi il castello, adibito a dimora privata, è composto di alcuni edifici raccolti attorno alla corte, sui quali si innalza imponente la torre, primo elemento architettonico, dalla pianta quadrata e murata a filaretto, intorno al quale venne innalzata la roccaforte. L’imponente dimora feudale si sviluppa su tre piani con andamento da est a ovest: il fianco a ponente, che era il più esposto a possibili attacchi, presenta una notevole speronatura che supera i tre metri nel punto di maggior spessore, mentre nel salone principale si trova un monumentale camino cinquecentesco in pietra grigia con pregevoli motivi ornamentali che si ripetono anche nelle cornici delle due porte presenti.

Ad oggi il castello, essendo di proprietà privata, è visibile solo all’esterno, ma risultano visitabile la corte e l’oratorio adiacenti.

Rocca di Montese

La storia

A cavallo tra l’XI ed il XII secolo Montese faceva parte dei territori sottomessi a Matilde di Canossa, come si evince da un documento del 1220 di Papa Onorio III nel quale egli, rifacendosi alla celebre donazione di tutti i beni matildici alla Chiesa, vanta diritti sulla zona. Nel 1212 Ottone IV diede in feudo Montese ai Montecuccoli, ma già da prima essi avevano avuto il dominio effettivo del territorio: un documento del 1229 infatti ci informa che Montese in quell’epoca apparteneva alla nobile famiglia per investitura imperiale da più di cento anni.

Il castello

Il castello di Montese sorge arroccato sulla cima di un boscoso monte che domina l’alta valle del Panaro. Così come appare oggi, il castello si compone di una robusta torre a pianta quadrata collocata al centro del sistema fortificato, che consiste di due recinti facenti capo alla torre stessa. Essa è l’elemento dominante: si innalza su di un potente basamento a scarpa ed è dotata di un accurato paramento murario in sasso. Presenta diverse aperture tra le quali è degno di nota il portale sopraelevato ad arco che si affaccia sul recinto maggiore, composto di conci di pietra ben squadrati. Il coronamento è costituito da un apparato a sporgere su beccatelli in mattoni, sormontato da merli di foggia ghibellina. Dei due recinti che fanno capo alla torre il principale, dal tracciato più antico, abbracciava un tempo sia il palazzo feudale, ancora esistente, che la rocca, demolita nel Settecento. Entro il circuito sorgeva anche un oratorio dedicato a Sant’Antonio da Padova, come si rileva da una notizia del 1660. L’ingresso al recinto murato avviene tramite un unico portale a sesto acuto composto da conci in tufo. Dal piazzale interno due rampe salgono agli spalti, camminamenti ottocenteschi sostenuti da muri e riempiti nel vano da terra e e sassi. Il palazzo feudale, affacciato sulla corte principale, è stato parzialmente ricostruito nel dopoguerra, in seguito ai danni subiti durante il conflitto. Sviluppato su due piani, presenta al centro del prospetto un portale a tutto sesto composto da conci in tufo che emerge sul paramento murario in sasso.

Appena fuori dall’area recintata del fortilizio sorge la Chiesa di San Lorenzo, della quale si ha notizia dal 1276. Bombardata durante l’ultima guerra, è stata ricostruita spostando il campanile, che ora si trova isolato accanto all’abside. In precedenza la massiccia torre campanaria, che era in origine uno dei torrioni del castello, faceva corpo unico con la chiesa, trovandosi collocata sul suo lato sinistro e allineata alla facciata.

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