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La Modena nascosta | Lo sfarzo di Castello Carrobio (che ammaliò anche l'ultimo re d'Italia)

Costruito nel 1900 per volere del conte di Carrobio, il veneziano Vittorio Sacerdoti, e la moglie austriaca Elena von Gutmann, il castello di Massa Finalese è una tra le residenze più imponenti della Bassa modenese

Nei dintorni di Massa Finalese, sulla strada che dirige verso Mirandola, vi è, circondato da un vasto parco e preceduto da un lungo viale alberato, un castello quasi fiabesco, un edificio munito di torri, eleganti inferriate, finestre ogivali e tutti quei raffinati elementi architettonici tipici degli antichi castelli della Boemia. Eppure, quello che si presenta nelle campagne della Bassa modenese, vanta solamente poco più di un secolo di storia. La posa della prima pietra, datata 1898, la conclusione del primo nucleo strutturale, il successivo ampliamento, il progressivo abbandono, i danni provocati dal sisma del 2012, il pignoramento, il recupero, sono le tappe principali della sfarzosa e travagliata esistenza del Castello di Carrobio.

Il periodo dello splendore: un castello teatro di feste e ricevimenti

Il Castello di Carrobio fu costruito per volontà del conte di Carrobio, il veneziano Vittorio Sacerdoti, tra il 1898 e il 1900 e successivamente ampliato negli anni 1911-1914. L'edificio doveva apparire imponente e lussuoso, luogo di feste e ricevimenti sfarzosi organizzati dal conte, il quale svolgeva l'incarico di ambasciatore al servizio del re d'Italia, e dalla moglie austriaca, la contessa Elena von Gutmann. Allo stesso tempo, la ricca residenza era stata costruita per la nobile contessa secondo le fattezze nordiche dei castelli della sua terra d'origine, cosicchè potesse trascorrere i mesi più caldi dell'anno in Italia, nella famigliare tranquillità delle ampie sale e dei bei giardini. Gli ospiti che toccarono con mano lo sfarzo del castello di Massa Finalese furono politici, uomini d'affari, aristocratici che il conte di Carrobio invitava periodicamente sino allo scoppio della seconda guerra mondiale, periodo che sancì il progressivo abbandono della residenza massese. Tra loro, anche il duca di Pistoia Filiberto e l'ultimo re d'Italia, il principe del Piemonte Umberto di Savoia.

Un imponente ingresso, seguito da tre elaborate rampe di scale, acogglieva e conduceva gli ospiti e i conti proprietari nelle eleganti sale della residenza. Lucernari, un grande lampadario a bracci in vetro di Murano, i ritratti di famiglia posti su fregi e mensole con motivi floreali impreziosivano l'ambiente interno del castello, oltre allo stemma della famiglia Sacerdoti, posto in varie parti della villa, rappresentante due mani con le dita congiunte a due a due, verso l'alto. Tra le sale principali spiccavano il Salone con terrazzo, la Sala Impero, la Sala gotica, studio del conte, la Biblioteca, le due sale da pranzo, il salone da ballo e gli appartamenti privati.

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Esternamente, il castello di Carrobio si presenta come una massiccia costruita su tre livelli e munita di quattro torri angolari ottagonali e avancorpo più alto a guisa di mastio. Le mura sono impreziosite con finestre ogivali e decorazioni in pietra, cemento e cotto. In seguito all'ampliamento datato 1914, furono aggiunte al corpo centrale due ali: l’ala est, chiusa su tre lati per formare una corte interna, abbellita con colonnine dai capitelli di stile corinzio, e l’a­la ovest, destinata a funzioni private. Gli elementi architettonici esterni come torri, terrazzi e ballatoi, generano un sofisticato gioco volumetrico nonchè scorci suggestivi.

Danneggiato durante il sisma del 2012, il castello di Carrobio è di proprietà privata.

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