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Pagine di storia | Il figlio dell'aria Strohschneider si libra su Piazza Grande ed incanta la folla

In pochi attimi l’orchestra attaccò, l’equilibrista raggiunse la corda lunga 80 metri e alta 30 tesa dal Duomo al Palazzo di Giustizia, fece un cenno e la folla ammutolì, il fiato sospeso

Più di un secolo fa, esattamente nell’anno 1910, Piazza Grande fu teatro di una serie di mirabolanti e altamente pericolosi eventi. Dal Duomo all’antico Palazzo di Giustizia (dove ora sorge l’edificio che ospita Unicredit) fu tesa una corda, sospesa a 30 metri d’altezza, pronta per annunciare l’ingresso in scena del “più celebre equilibrista del mondo”: Arturo Strohschneider.

Queste le parole scritte in caratteri cubitali sui manifesti che Arturo, con l’aiuto della moglie e della figlioletta, affiggeva per le vie delle città italiane in cui si esibiva. E di fatto, la fama del “figlio dell’aria” era mondiale: da New York a Buenos Aires, dalle capitali europee a Petroburgo, l’artista ammaliava e lasciava sgomento ogni pubblico, in bilico su un filo sospeso e lanciandosi in comiche scenette e altalenanti acrobazie.

Originario della Boemia si approcciò all’arte dell’equilibrismo all’età di 9 anni e da allora non solo non volle più scendere dalla corda e vivere con i piedi per terra ma decise di spiccare il volo e lanciarsi tra più alte sfide. Il tutto non senza una buona dose di cadute: in una breve parentesi temporale nella quale si cimentò nel mondo delle mongolfiere si ruppe l’osso occipitale, mentre durante la carriera da funambolo furono 11 le fratture che riportò al braccio sinistro.

Il tour emiliano-romagnolo: uno show poliedrico su un’attonita Piazza Grande gremita

Nel 1910 Arturo Strohschneider fece tappa a Modena e una fiumana di spettatori paganti si riversò in una Piazza Grande vestita da palcoscenico volante: in pochi attimi l’orchestra attaccò, l’equilibrista raggiunse la corda lunga 80 metri e tesa dal Duomo al Palazzo di Giustizia, fece un cenno e la folla ammutolì, il fiato sospeso.

Il resto è storia.

Le cronache dell’epoca ripercorsero le imprese modenesi di Strohscnheider così:

“Figlio dell’aria, libero da vertigini si cimenta ogni sera e va su e giù, accompagnato da una marcetta suonata da un’orchestrina, lungo il filo disteso dal tetto del Duomo a quello del Comune: ottanta metri, a trenta di altezza. La gente si accalca ovunque. Arturo, in verità, è un bel marpione: da un suo cenno, silenzio assoluto (e sono migliaia, gli spettatori): da lassù, conversa, scherza, finge di cadere, fa stare tutti col fiato sospeso quando si sorregge su un sol piede, esegue pantomime e volteggi. Si traveste anche”.

Proprio così. La sua non è una semplice passeggiata su un filo sospeso ma uno spettacolo poliedrico, uno show composto da siparietti comici e pantomime del quale il pubblico era parte attiva e partecipativa. Con lui intratteneva conversazioni in un italiano un po’ sgangherato ma che lo rendeva ancora più amichevole, con lui scherzava (e ci si spaventava) fingendo di inciampare e cadere. E poi mangiava, seduto su una sedia, fumava e andava in bicicletta in compagnia dell’immancabile bastone per mantenere l’equilibrio, bastone che i campagnuoli reputavano magico.

“Sul filo egli cammina, corre, si sdraia, si ubriaca, tira al bersaglio, fa giuochi pirotecnici, fa volate in bicicletta, si spoglia, fa capriole, fa denari per sè e per gli istituti di beneficenza”.

Memorabili furono, oltre lo spettacolo di Modena, quelli di Bologna in Piazza Androvandi, di Faenza e Rimini, eventi immortalati dalle cronache d’epoca che meritano di essere ripercorsi e tramandati, come fece il funambolo Andrea Loreni in occasione del Nessundorma 2017.

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