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Giovedì, 19 Maggio 2022
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Folklore modenese | L'antico gioco della ruzzola (o ruzzolone)

Storia, regole e origini del gioco della ruzzola, uno sport tipico delle fasce appenniniche dall'Emilia al Lazio documentato fin dalle pitture etrusche

"A dieci anni ero anch'io ruzzolante su la strada di Chieti; e sapevo legarmi al braccio lo spago e avvolgerlo intorno al cacio e prendere la rincorsa per tirare, entrando in furia se la mia gente rideva di me" - scriveva Gabriele d'Annunzio nel 1935 raccontando la sua terra natia, la Maiella, con i suoi paesaggi, la sua gente e, soprattutto, le sue tradizioni.

Tra queste, il gioco della ruzzola (o ruzzolone), oggigiorno un vero e proprio sport tutelato dalla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, dalle origini immemori, con regole precise, appositi strumenti e ambienti di gioco, comune ai paesi delle fasce appenniniche di Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo ed altre regioni italiane.

Modena ne è la capitale nazionale ed è uno sport maggiormente praticato nei comuni di Pavullo, Montese, Sestola, Lama Mocogno, Polinago, Fanano, Gorzano di Maranello, Spezzano di Fiorano, Vignola,  Zocca e Savignano sul Panaro. Vediamo nello specifico le caratteristiche del gioco della ruzzola e quali sono le sue regole.

La ruzzola: come si gioca?

La ruzzola è l'elemento fondamentale del gioco e consiste in un disco di legno di noce africano, noce nazionale o pero, anticamente realizzato a mano e attualmente al tornio, largo venticinque centimetri, alto sei e pesante due kg. Intorno al bordo è avvolta una cordella, per lo più di spago, alla cui estremità sono posizionati un anello di tessuto per infilarvi il polso e un rocchetto per impugnare lo strumento più saldamente.

Come si evince dal nome, la ruzzola deve "ruzzolare", lanciata con destrezza affinché corra rotolando su se stessa lungo un percorso stabilito, all'epoca delimitato da alberi, pali o semplici segnali naturali. Il gioco consiste nel completare il percorso, indicativamente di 600 metri, con il minor numero di lanci possibili (4, solitamente). Si gioca in singolo, coppia o squadra e per rendere più difficoltosa la competizione e saggiare l'abilità degli sfidanti si suole creare un percorso con passaggi obbligati che richiedono buone dosi di precisione e forza.

Carlo_Fontana_e_Enrico_Mascagni_campioni_di_ruzzola_fine_'800-2

All'epoca quando un valente lanciatore di ruzzola desiderava lanciare una sfida ai paesani di una borgata o di un villaggio confinante, si recava nella piazza principale o nell'osteria di quel paese e appendeva bene in vista la propria ruzzola. Accanto ad essa, il premio in palio, così da stimolare maggiormente il futuro sfidante, il quale, per accettare la competizione, altro non doveva fare che staccare la ruzzola e prepararsi al gioco.

Anche i bambini, ammaliati dalle forme dello strumento e dalle abilità dei suoi giocatori, solevano imitare le imprese ludiche dei professionisti del paese con corse, lanci e risate durante il tragitto verso la scuola.

*In foto: i campioni di ruzzola Carlo Fontana e Enrico Mascagni, in una foto della fine del XIX secolo. Source: Anna Maria Pioletti (a cura di), Giochi, sport tradizionali e società. Viaggio tra la Valle d'Aosta, l'Italia e l'Unione Europea, Musumeci editore, Quart (AO), 2012, p.88.

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