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La Modena nascosta | Il borgo d'Appennino conteso tra Modena e la Toscana

"Fra i molti fior che vanta l'Appennino il più bello sei tu, San Pellegrino: già sporgi sugli abissi e fra i sussurri dei faggi, verso i cieli t'inazzurri". - UMBERTO MONTI

Posto tra i verdi faggeti della Garfagnana e le brulle vette del trio Cusna, Rondinaio e Cimone, sorge San Pellegrino in Alpe, un borgo ubicato a più di 1500 metri d’altezza, conteso ed effettivamente diviso tra la Provincia di Modena (Frassinoro) e la Provincia di Lucca (Castiglione di Garfagnana). La linea di demarcazione territoriale tra le due regioni non rappresenta un confine sfumato, bensì una netta e precisa suddivisione che entra tra i tavolini dei bar, tra le stanze dell’albergo L’Appennino - da Pacetto - e nel santuario dei Santi Pellegrino e Bianco. Quest’ultimo, meta antica ed attuale di pellegrinaggi e visitatori da tutta Italia ed Europa, è anch’esso tagliato longitudinalmente dal confine, tanto che i santi, posti nell’urna dietro l’altare maggiore, riposano con il capo ed il busto in Emilia ed il resto del corpo in Toscana.

In prossimità del Santuario da non perdere è il museo Etnografico della Civiltà Contadina, contenente più di 4000 reperti ed oggetti antichi, ed una visita nel cortile del Santuario, dal quale si può ammirare “L’uomo Morto”, un monte dalle sagome simili a quelle di un volto d’uomo rivolto al cielo.

Le strade storiche: la Via Bibulca e la Via Vandelli

Intorno all’anno Mille fu costruita la via Bibulca, una strada di collegamento tra Modena e la Toscana così ampia da consentire contemporaneamente il passaggio di due buoi appaiati. Il percorso risaliva le valli del Dolo e del Dragone fino al Passo delle Radici, mettendo in comunicazione il Modenese con la Garfagnana. La strada conservò quindi grande importanza commerciale fino al Settecento inoltrato.

La Via Vandelli, invece, fortemente voluta dal Duca di Modena Francesco III , fu costruita per facilitare il collegamento Modena-Massa. Sovrapponendosi in parte alla Via Bibulca, da Modena si districava verso Pavullo, passava attraverso Barigazzo e Sasso Tignoso e valicava l’Appennino al Passo di San Pellegrino in Alpe per poi scendere dal lato toscano verso la Garfagnana e infine giungere a Massa.

Sentieri CAI e percorsi trekking

Da San Pellegrino in Alpe sono numerosi i sentieri che si dipanano verso le due regioni confinanti: tra i percorsi brevi La bassa del saltello, Il giro del Diavolo, La fonte del santo e il Passo Radici mentre più impegnativi sono Il sentiero Matilde, La via dei Ducati, la strada del Duca o della Duchessa e il Sentiero Spallanzani, oltre, ovviamente, la Via Bibulca e la Via Vandelli. Qui maggiori informazioni su percorsi, equipaggiamento e info generali.

Vivere Appennino | Il diavolo di San Pellegrino in Alpe (Frassinoro)

La salita più difficile dell’intero Appennino: 10+3 km di ardua impresa per ciclisti “con fiato e gambe”

Inserito più volte come tappa del Giro D’Italia, il percorso Castelnuovo in Garfagnana -San Pellegrino in Alpe rappresenta una vera e propria sfida anche per i ciclisti più allenati. La salita sul celebre lato toscano riserva il primo grande ostacolo in prossimità di Boccaia, località a 1160 metri: un cartello ne annuncia prontamente la difficoltà segnalando una pendenza del 18%. 3 Kilometri di fatica dopo, le prime case del borgo di San Pellegrino appaiono in lontananza. Superato un ultimo tornante si prosegue finalmente verso il Valico di San Pellegrino e si ridiscende per il lato opposto, immersi tra i faggeti del Passo delle Radici.

Gianni Bugno, Enrico Zaina, Francesco Casagrande, sono questi i nomi che spiccano tra i tanti ciclisti protagonisti tra il 1989 e il 2000 delle tappe tosco-emiliane del Giro D’Italia. 

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