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Martedì, 18 Gennaio 2022
Francesca Riggillo

Opinioni

Francesca Riggillo

Collaboratore ModenaToday

San Faustino

"Scalata" al tetto dell'Alcatraz, fra i ragazzi una moda da estirpare

Un fenomeno social che prende sempre più piede tra i giovanissimi modenesi, una moda che l'Amministrazione comunale ha deciso di affrontare rivolgendo un ultimatum di chiusura tempestiva degli ingressi alla società trevigiana proprietaria dell'edificio

Nonostante le numerose ordinanze comunali rivolte alla società proprietaria e nonostante gli ingressi sigillati da anni, un modo per fare breccia all’interno dell’Ex Direzionale Manfredini di Modena c’è e continua ad esserci da tempo.

Lo sanno bene i residenti delle abitazioni limitrofe di via Corassori e Monsignore Della Valle, assillati dalle sempre più frequenti segnalazioni di intrusi all’interno dell’area privata ma, soprattutto, lo sanno bene i giovani e giovanissimi che, a gruppi o in solitaria, si mettono si sfidano in pericolose esplorazioni e scalate verso il tetto dello stabile abbandonato.

Un "regno da conquistare" a suon di stories su Instagram, una prigione (l’edificio è anche conosciuto col nome Alcatraz) dalle innumerevoli stanze e rampe di scale, spesso inagibili o disseminate di detriti, lunghi corridoi da riprendere con il telefono in dirette live o da postare su Youtube.

E dentro il Direzionale Manfredini le “prove da superare” sono tante. Lo dimostra, oltre alle immagini pubblicate sui canali social da giovani modenesi, il caso di un noto influencer milanese che, in compagnia di un amico armato di mazza da baseball per scongiurare spiacevoli incontri, si è introdotto all’interno del Direzionale Manfredini e, come riporta nella didascalia del video pubblicato in Rete, “ha rischiato la vita per voi” [followers].

Il Direzionale Manfredini, un’immensa prigione decadente

Le immagini catturate dalla telecamera dello youtuber mostrano in trenta minuti di video uno scenario degradato, dissestato e dalle molteplici insidie, sia nella parte esterna che in quella interna allo stabile. Cominciando dal parcheggio coperto, a saltare nell’occhio è la presenza di spazzatura, contenitori usa e getta di cibo, cucchiai di metallo ed accendini, oggetti che testimoniano la presenza, il via-vai più o meno abituale di persone che frequentano l’area abbandonata. Sulle pareti, murales, graffiti e frecce che indicano la direzione da seguire per intrufolarsi all’interno.

Ogni porta è sprangata, ogni accesso impedito eccetto uno.

Gli ambienti che costituiscono il cuore del Direzionale Manfredini versano in grave stato di incuria. Kilometri e kilometri di grossi cavi giacciono abbandonati lungo i corridoi dei piani inferiori, pezzi di ferro contundenti spuntano dalle pareti mentre gonfie pozze d’acqua trasformano i sotterranei in un putrido mare marrone. Corridoi e rampe di scale s’intrecciano in un labirinto di cunicoli, stanze ed uffici principalmente vuoti, ingombrati da calcinacci e mattonelle del soffitto e del pavimento rimosse e abbandonate dove capita. Vetri rotti, sanitari fracassati, porte sfondate s’intervallano in un crescendo di degrado sino all’ultimo piano, quello che conduce al tetto.

Da lassù si vede tutta Modena. "Missione compiuta".

O, forse, non del tutto: riuscire a percorrere a ritroso il percorso sino al varco d’uscita senza perdersi si potrebbe definire una sfida nella sfida, data la vastità dell’edificio.

Una moda da estirpare

Da anni l’Amministrazione Comunale e non solo sollecita tramite ordinanze ed ultimatum la società trevigiana Numeria, proprietaria del Direzionale Manfredini. L’ultima, risalente a pochi giorni fa, richiede l’attuazione di interventi urgenti per “evitare fenomeni di degrado urbano, occupazioni abusive e situazioni di pericolo per l'ordine pubblico e l'integrità fisica della popolazione” chiudendo varchi e accessi all’edificio abbandonato, così da prevenire ingressi non autorizzati. L’ordinanza impone, inoltre, la chiusura in muratura di tutte le porte periferiche del fossato e di ripristinare o consolidare le chiusure mediante rete elettrosaldata sul grigliato lato di via Monsignor Della Valle nel giro di 10 giorni.

Lavori ed interventi che, a prescindere dall’arco di tempo necessario alla loro realizzazione, saranno sufficienti ad arginare la curiosità e la sfrontatezza dei giovani avventori dello stabile?

Ma, soprattutto, saranno questi lavori ed interventi la soluzione adatta a risolvere il problema?

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