Giovedì, 24 Giugno 2021

Le 6 leggende e curiosità attorno al duomo di Modena

Il duomo di Modena è noto per la sua antica storia quasi millenaria, ma anche per leggende e curiosità legate a luoghi al suo esterno. Iniziamo questo viaggio dalla faccitata del duomo, sotto al cui rosone si trovano due leoni di marmo. In effetti, questi sono gli unici due leoni originali, nel senso che almeno uno dei due è stato ritrovato al di sotto del duomo, ovvero nella necropoli romana. Era infatti usuale nel medioevo prelevare oggetti già esistenti per poterli riutilizzare in monumenti nuovi. Girando attorno al duomo ci rechiamo presso porta dei Principi, che non ha caratteristiche particolari, se non quella di un'area non di marmo ma di mattone, in effetti in quel luogo la notte del 13 Maggio 1944 un bombardiere Alleato, che tutti chiamavano genericamente Pippo, colpì il duomo con una bomba. Si è scelto di mantenere la struttura così, da ricordare tempi peggiori che la città fu costretta ad affrontare. La porta accanto ha il nome di Porta Regia, e tra le sue particolarità, tra cui i leoni di colore rosa dello stesso marmo degli architravi, si vedono due colonne laterali che a differenza delle altre hanno questa forma particolare, sono note come colonne ofitiche e si tratta di una forma artistica che possiamo ritrovare nel tempietto della Fonte miracolosa di San Geminiano a Cognento. Il significato religioso è quello della trinità, eppure queste si ritrovano in chiese finanziate e controllare dall'ordine dei Cavalieri Templari. Sopra i suoi marmi rosa, si trovano due oggetti singolari, il primo è la statua di San Geminiano che fa segno di protezione della città, mentre il secondo è un osso che i modenesi per lungo tempo pensarono fosse di drago. Oggi sappiamo che si tratta di un osso di balena, tuttavia i nostri avi credevano che se avessero sotterrato l'osso si sarebbe generato un drago e così lo esposero sul duomo e misero a protezione di questo una statua di San Geminiano. Anche la parte posteriore del duomo ha una particolarità, che consiste appunto in solchi, che forse i più sbadati non hanno notato ma che se indicati sono ben visibili, lungo il muro di marmo. Si tratta delle antiche misure, ovvero essendo il mercato cittadino posizionato proprio in piazza Grande, e non avendo misure uniche, si utilizzavano nel basso medioevo quei solchi per conoscere le metrature, la grandezza del mattone o di una spanna di legno. Raggiungiamo infine l'ultima porta, quella della Pescheria, molto particolare sia per le decorazioni laterali, ma ancora di più per i bassorilievi nell'arco in alto. Infatti, quelli rappresentano i cavalieri della tavola rotonda con il loro re Artù e persino Ginevra. Una leggenda bretone che probabilmente raggiunse la città di Modena grazie alle vie dei pellegrini che dal nord Europa passavano da Modena e Parma per raggiungere Roma. La particolarità di questa opera d'arte è il fatto che secondo gli studi, sarebbe stata realizzata vent'anni prima della trascrizione della leggenda di Re Artù. 

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