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Martedì, 16 Agosto 2022

VIDEO | Sebastian Vettel lascia la Formula 1, "Non sono mai stato solo un pilota"

Quattro titoli iridati dal 2010 al 2013, poi il "buco" con la Ferrari in anni difficili e una parabola discendente con la non brillante Aston Martin. Addio a fine stagione

Sebastian Vettel ha annunciato il ritiro al termine della stagione di Formula Uno. Lo ha fatto dal suo profilo Instagram, aperto appositamente con un certo clamore dell'ambiente. Il quattro volte campione del mondo, dal 2010 al 2013, sceglie un video per scandire l'addio: "Oggi annuncio il mio ritiro dalla Formula 1 alla fine della stagione 2022. Probabilmente dovrei iniziare con una lunga lista di persone da ringraziare, ma sento che è più importante spiegare le ragioni alla base della mia decisione".

"Essere un pilota non è mai stata la mia unica identità", continua il pilota tedesco dell'Aston Martin. "Amo questo sport. È stato centrale nella mia vita da quando ho memoria. Per quanto ci sia una vita in pista, c'è anche una vita fuori dalla pista. Essere un pilota da corsa non è mai stata la mia unica identità. Chi sono io? Sono Sebastian, padre di tre figli e marito di una donna meravigliosa". "Oltre alle corse ho cresciuto una famiglia e amo stare con loro. Ho coltivato altri interessi al di fuori della Formula 1. La mia passione per le corse deriva dal tempo trascorso lontano da loro e richiede molte energie. Impegnarsi nella mia passione come ho fatto e come credevo giusto, non va più di pari passo con il mio desiderio di essere un grande padre e marito. L'energia necessaria per diventare un tutt'uno con la macchina e il team per inseguire la perfezione, richiede concentrazione e impegno. I miei obiettivi sono passati dal vincere gare e lottare per i campionati a vedere crescere i miei figli, trasmettere i miei valori, aiutarli a rialzarsi quando cadono, ascoltarli quando hanno bisogno di me".

"La mia gara migliore? Deve ancora venire - conclude Vettel - Credo nell'andare avanti, guardare indietro ti rallenterà solo. Non vedo l'ora di correre su piste sconosciute e cercare nuove sfide. Credo che ci sia ancora una gara da vincere. Vi saluto e vi ringrazio per avermi permesso di condividere tutto questo. Ho amato ogni singola parte"

Una carriera memorabile, con il neo di una Ferrari non all'altezza

L'ultimo a vincere un mondiale guidando una Ferrari è stato Kimi Raikkonen. Un uomo di gomma, che quando Martin Brundle gli chiese conto della sua assenza al discorso di Pelè in omaggio a Schumacher prima del GP del Brasile (ultima gara in F1 del tedesco), rispose: "Stavo cagando". Non ce l'ha fatta Sebastian Vettel, uno che invece dice addio alla Formula Uno così: "Sono Sebastian, padre di tre figli e marito di una donna meravigliosa. Non sono mai stato solo un pilota". Il video è in bianco e nero. Lui ha i capelli lunghi e ondulati. La mette sui sentimenti, dopo che per anni ha battezzato le sue macchine come fossero amanti: Julie, Kate, Kate's Dirty Sister, Luscious Liz, Randy Mandy, Kinky Kylie, Abbey, Hungry Heidi, Suzie, Eva, Margherita, Gina, Loria, Lina, Lucilla e Honey Ryder, l'Aston Martin con cui chiude la carriera. Anche l'altro - e poi la chiudiamo con i paragoni - disse addio su Instagram, ma fu leggermente più distaccato: "Questo è. Ci vediamo in giro". Ci vuole forse quel glaciale sprezzo per il contorno, per vincere in Ferrari.

Quattro volte campione del mondo, sì, ma resterà il grande buco della carriera di Vettel, troppo dentro al circus, alla sua politica, alle sue viscere. Il primo dito puntato al cielo, in Malesia nel 2015. La vittoria all'Hungaroring nel 2017. Il duello con Bottas in Bahrain. Il successo col torcicollo a Silverstone nel 2018. Il capolavoro di Singapore, lo scorso anno. Sono flash di una vita che resta incollata ai ricordi di chi sulle sue spalle aveva caricato un monte di ambizioni: un altro campione tedesco sulla Rossa, l'ossessione di Schumacher a gareggiare con lui. Era una cosa quasi maniacale: a un certo punto aveva provato a comprare la F2004, la sua macchina preferita, la monoposto del settimo mondiale di Schumi, ma era stato costretto a rinunciare perché i soldi non bastavano. È stata la sua ombra.

I quattro Mondiali restano firmati Red Bull, vanno bene per i record e la gloria. Non per la leggenda. Solo Lewis Hamilton, Michael Schumacher e Juan Manuel Fangio hanno vinto di più. Vettel corre appaiato ad Alain Prost. E' questa la sua categoria. Ha passato l'ultimo anno a dribblare i vuoti dell'Aston Martin, e a godersi il Circus, tra lo scippo di uno scooter di un marshal e un mutandone indossato sopra la tuta per protestare contro le linee guida della Fia sull'intimo ignifugo. E a riposizionarsi politicamente, abbracciando la rivoluzione ambientalista della nuova F1 faticosamente sostenibile. Lo hanno dipinto come pilota "fortunato", abile a incastrare l'ascesa nei momenti cruciali.

Cresciuto a grinta e supporto di ben due case costruttrici - BMW, e poi Red Bull - fin dalle categorie minori, un caso praticamente unico nel motorsport. Vincente sulle "sue" macchine preferite, la Red Bull degli scarichi soffianti del 2011, o la Red Bull di fine 2013 (quella delle 9 vittorie consecutive) che usava solo metà dei cilindri del motore Renault in curva, e ancora la Ferrari del 2017. Però poi perdente, quando non si trovava a suo agio. In un vortice di imprese memorabili e cadute rovinose. Sebastian Vettel chiude senza mai essere diventato Schumacher. Con un buco al centro del cuore a forma di Ferrari. Umano fino in fondo: il video in bianco e nero, i figli, la moglie "straordinaria". Troppo poco Raikkonen.  (DIRE)

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