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Verità e falsi miti sulla storia della Secchia Rapita

 

La Secchia Rapita è l'oggetto del desiderio protagonista del poema del modenese Alessandro Tassoni. Se la sua statua oggi si trova sotto la Ghirlandina un motivo c'è infatti quando la vide per la prima volta era molto giovane e fu proprio dentro la torre dei modenesi, dove si trovava all'epoca e in cui oggi però si vede solo una copia. Quella vera, o ritenuta tale, è conservata all'interno del palazzo comunale, a fianco della sala del fuoco in cui è narrata un'altra storia battaglia storica, la battaglia di Modena del 43 a.C.

Il Tassoni quando scrisse il suo poema descrisse la battaglia di Zappolino, in cui i modenesi sconfissero i bolognesi e rubarono loro per sfregio una secchia, ovvero un secchio di legno. Ma quanto c'è di vero? Intanto bisogna sapere che a farsi la guerra non furono davvero modenesi e bolognesi, ma guelfi e ghibellini, e così i modenesi guelfi si trovarono al fianco dell'esercito bolognese e i bolognesi ghibellini nelle righe militari modenesi. E poi ovviamente i numeri del Tassoni sui soldati sono ovviamente esagerati, in realtà si trattò di uno scontro che avrù visto si e no 40 mila persone in campo in totale. 

L'elemento più interessante però rimane la Secchia, perché sembra vero il fatto che sia stata rubata dai modenesi come sfregio ai bolognesi, ma perché lo fecero? La verità è che i modenesi erano consci di essere impreparati ad assaltare la città di Bologna, così dopo aver circondato la città per alcuni giorni decisero di tornare a casa con un simbolo che sarebbe servito come bottino di guerra. 

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