Quando si naviga in un mare di rischi: dal cyberbullismo al revenge porn

Ospite di Unimore è stato nel pomeriggio il Dott. Francesco di Tano, relatore della conferenza "Quando la rete ferisce: hate speech e molestie". Il professore lancia un monito: "E' necessaria una normativa specifica per il cyberbullismo"

Tutti sanno che le parole hanno un peso, eppure questo peso sembra magicamente scomparire quando il mezzo di comunicazione è il web. Ma è ora di capire che internet assomiglia più a Giove che alla Luna, e che tutto ciò che vi sta sopra diventa tutt'altro che leggero. Gli eventi di questi ultimi giorni (insulti a Liliana Segre, ndr) possono solo confermare quanto la rete possa amplificare ogni tipo di messaggio, anche violento.

Ed è proprio l'hate speech - il discorso d'odio - il punto di partenza del Dott. Francesco di Tano nell'incontro "Quando la rete ferisce: hate speech e molestie", organizzato e coordinato dal Prof. Thomas Casadei e dalla Prof.ssa Serena Vantin dell'Università di Modena e Reggio Emilia, tenutosi nella sede di via San Geminiano nel primo pomeriggio. Tale ondata di violenza, spiega il professore, trova nel web il suo terreno fertile: "Internet ha portato uno sradicamento delle relazioni sociali. Se prima solo i mezzi di informazione potevano dire la loro, oggi tutti possono". L'utente si sente protetto, e di conseguenza libero di poter esternare i propri pensieri a ruota libera sotto lo scudo della libertà di espressione. Per farlo basta un clic, ma siamo sicuri di sapere a cosa andiamo incontro?

Lo spiega chiaramente l'Avv. di Tano: "Noi perdiamo il dominio diretto sul file che pubblichiamo, quindi potenzialmente il contenuto di essi non è rimovibile. La privacy è uno strumento di tutela preliminare: anche adottando tutte le misure di sicurezza, non si può avere la certezza di poter tornare al contenuto originario ed eliminarlo per evitarne la diffusione, perchè la copia è più facile di quanto si pensi". E questo vale sia per le parole, che per le immagini.

I fenomeni di maggiore rilevanza generati da questo meccanismo privo, o quasi, di inibizioni, sono oramai tristemente noti: molestie online, cyberstalking, revenge porn e cyberbullismo. Ad oggi fortunatamente queste fattispecie sono tutelate giuridicamente dall'articolo 612 del Codice Penale, tranne -come fa notare il professore- il cyberbullismo. Dato che non è possibile applicare in modo analogico le leggi, e quindi ricondurre il cyberbullismo sotto il caso particolare di cyberstalking, secondo di Tano "è necessaria una norma incriminatrice specifica per il cyberbullismo". 

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Ma la norma penale è l'estrema ratio, perchè come ben si sa non sempre la punizione funge da deterrente: è necessario prevenire il fenomeno a monte, con un'educazione che partendo dalla famiglia passi alle scuole, alle università e ai luoghi di lavoro. Auspicando di raggiungere in futuro una piena e condivisa consapevolezza del clic, il professore suggerisce che un rimedio efficace a breve termine esiste, ed è il counter speech. E' stato infatti dimostrato che un'azione attiva in senso contrario funziona: fortunatamente il web ha il potere di moltiplicare anche i contenuti positivi. 

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