Poliziotto ferito da un colpo di pistola, 20 anni dopo il Ministero condannato a risarcirlo

Il caso oggetto di una recente sentenza del Tar risale addirittura al 2000, quando l'agente in servizio a Modena fu ferito accidentalmente al viso dal colpo spratato da un carabiniere durante un'operazione di ordine pubblico

Il 28 aprile di 20 anni fa venne raggiunto al volto da un proiettile esploso dall'arma di ordinanza di un Carabiniere mentre, insieme ad altri militari, tentava di sedare l'aggressione di un gruppo di cittadini extracomunitari ai danni di un giovane motociclista. Dispensato definitivamente dal servizio quattro anni dopo, nel 2004, solo ora il Tar gli dà ragione, accogliendo il suo ricorso e condannando quindi il Ministero dell'Interno a rifondergli i danni patrimoniali e non patrimoniali. 

È la storia di un agente scelto di Polizia in servizio a Modena, quando tutto cominciò nel 2000. Assistito dall'avvocato di Bologna Valeria Pellegrino, l'ex agente ha incassato il "sì" del Tribunale amministrativo regionale presieduto da Giuseppe Di Nunzio e riunito in camera di consiglio il 18 dicembre. 

Riavvolgendo il nastro, dopo l'incidente l'agente scelto in servizio a Modena viene sottoposto ad un delicato intervento per l'asporto dei frammenti metallici e la ricostruzione della parete ossea, venendo dispensato dal servizio per inabilità fisica a partire dal 2 marzo 2004. Posto che l'imprevisto si è verificato in occasione di un'operazione di ordine pubblico, parte una richiesta di risarcimento dei danni: sembra riguardare in un primo tempo la Prefettura di Bologna, che difatti chiede all'agente documentazione delle spese sostenute e della pretesa risarcitoria, ma poco dopo la stessa si dichiara non competente sul pagamento. Fra l'altro, in questo tipo di casi i danni considerati non patrimoniali nell'ambito giurisprudenziale sono di tre tipi (biologico, morale, esistenziale) e questo sembra complicare ulteriormente le cose.

Parte così un contenzioso amministrativo e il Viminale si costituisce in giudizio, chiedendo il rigetto di un primo ricorso del poliziotto. È solo l'inizio di una lunga trafila: tutte le amministrazioni statali cui il poliziotto si rivolge, nel periodo in cui la sua non idoneità è limitata ai compiti di agente di Polizia, rigettano le sue istanze adducendo varie ragioni. E questo nonostante, come si legge nell'ultima sentenza del Tar dell'Emilia-Romagna, "la sofferenza fisica e psichica in conseguenza dell'incidente occorso è stata notevole" e quindi "anche l'invalidità temporanea andrà riconosciuta", maggiorazioni del caso comprese. 

Passando al danno patrimoniale, proprio dal 2004 il poliziotto ferito dal carabiniere è stato dichiarato inabile ad ogni forma di lavoro. In sostanza, il ricorrente non ha potuto proseguire la sua carriera di agente di Polizia che, vista l'età, avrebbe potuto durare per altri trent'anni. Precisa tra l'altro il Tar nella sua sentenza: "Considerato che il reddito medio netto che avrebbe potuto conseguire in quel lasso di tempo, espresso ai valori attuali, sarebbe stato pari a 25.000 euro all'anno, gli va riconosciuta la differenza tra tale cifra e la pensione privilegiata di cui gode". Il ministero, adesso, viene condannato a pagare anche 1.000 euro al verificatore dei danni fisici dell'agente e 3.000 di spese di giudizio, oltre a saldare i costi accessori. 

(DIRE)

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