Castelfranco, il Garante incontra il detenuto che ha tentato il suicidio

L'uomo, in Italia dagli anni '90, non ha mai regolarizzato la sua posizione e nel 2008 è transitato dal Cie di Lamezia Terme senza che si riuscisse a dare esecuzione all’espulsione perché la Bosnia non lo ha riconosciuto come suo cittadino per la sua condizione di disertore

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

Se una “rete di riferimento all’esterno” è una delle condizione necessarie per il giudizio di cessata pericolosità sociale da parte della magistratura di sorveglianza, è necessario che le autorità competenti considerino anche i casi, che “purtroppo spesso si incontrano nei Cie”, di chi non è riconosciuto dal Paese di provenienza e per cui è dunque impossibile ogni forma di regolarizzazione. A chiederlo, in una nota firmata dal suo ufficio, è la Garante regionale per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Desi Bruno, che giovedì 5 settembre ha visitato la casa di reclusione di Castelfranco Emilia anche per effettuare un colloquio con l’internato che qualche giorno prima aveva tentato il suicidio inalando il gas della bomboletta utilizzata per alimentare il fornello presente in ogni cella.

“Nel corso del colloquio sono emersi i dettagli della sua vicenda personale: l’internato in questione è uno straniero, figlio di padre musulmano e di madre cristiana, originario dei territori della ex Jugoslavia, che durante la guerra nei Balcani degli anni ’90 ha disertato perché avrebbe dovuto combattere contro persone della sua stessa famiglia - racconta Bruno-, è in esecuzione della misura di sicurezza della casa lavoro e al momento non ha alcuna rete di supporto all’esterno, né permesso di soggiorno né documenti, né tantomeno risorse autonome”. Secondo quanto riferito alla Garante, l’uomo è dagli anni ’90 in Italia, non ha mai regolarizzato la sua posizione e, già destinatario di un provvedimento di espulsione amministrativa, nel 2008 è transitato dal Centro di identificazione ed espulsione di Lamezia Terme senza che si riuscisse a dare esecuzione all’espulsione perché la Bosnia non lo ha riconosciuto come suo cittadino per la sua condizione di disertore.

“Nell’assenza di percorsi di regolarizzazione, e stante il non riconoscimento da parte del Paese di provenienza, potrebbe concretamente per lui profilarsi un continuo entrare per poi uscire dai Centri di identificazione ed espulsione, in un ‘girone infernale’ che rende queste persone prive di qualunque riferimento- ragiona Bruno-, ed in un siffatto contesto, come in altri casi analoghi, anche a fronte di una regolare condotta serbata durante il periodo di internamento, senza un percorso di regolarizzazione intrapreso e senza una rete di riferimento all’esterno è altamente probabile che possano mancare alla Magistratura di sorveglianza elementi idonei a fondare un giudizio di cessata pericolosità sociale, con conseguente proroga della misura di sicurezza”.

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