Si riaccende la protesta a San Donnino, picchetto davanti a Italpizza

Il sindacato Si Cobas rivendica la piena attuazione dell'accordo con al dirigenza aziendale sottoscritto in Prefettura a dicembre e mette in atto una nuova protesta in strada Gherbella

Clima da sciopero oggi a San Donnino dove all'ingresso dello stabilimento Italpizza si tiene una nuova movimentata assemblea. Alcune decine di persone si ritrovano sotto l'insegna del sindacato Si Cobas, per tornare a battagliare su contratti e diritti. Una pattuglia della Digos sorveglia a distanza la riunione, improvvisata su una rotatoria: improvvisata al freddo "visto che dentro non possiamo riunirci", spiegano diversi lavoratori dopo le tensioni delle scorse settimane in via Gherbella. 

"C'è esasperazione ormai. Tutte le strade del dialogo le stiamo tentando, per ora senza risultati. Infatti, neanche le pressioni da parte del Governo e del sottosegretario Claudio Cominardi in particolare, ossia il vice del vicepremier Di Maio, stanno sbloccando la situazione: nemmeno sono utili a sedersi a un tavolo e dialogare... per questo non si capisce ormai che strada possa esserci", aggiorna il quadro a margine dell'assemblea Marcello Pini del sindacato di base. 

Il Si Cobas conta 105 iscritti attualmente, su 600-700 addetti Italpizza complessivi. In ogni caso, non si arretra su Italpizza, anche spronando a distanza i sindacati confederali, dopo i botta e risposta degli ultimi giorni, a non prendere in considerazione "accordi dove vengono compressi i diritti e le retribuzioni dei lavoratori".

Ieri scadeva il termine, come stabilito all'ultimo summit in Prefettura, per il reintegro di alcuni addetti in uscita: sono rientrati man mano 12 dei 13 lavoratori in ballo, otto lavoratrici in particolare. Anche in questo caso, tuttavia, secondo i manifestanti si sarebbero manifestate ritorsioni contro le attività targate Si Cobas: "Dopo essere stati assunti e aver lavorato 10 anni alla farcitura delle pizze, ora queste persone sono state spedite a lavare le vetrate vicino al tetto a 10-15 metri di altezza", scuote la testa Pini a fianco di altri lavoratori. 

Non è il caso di Giulio, giovane lavoratore di origine albanese, l'unico dei 13 per ora rimasto fuori: "Mi avevano licenziato- spiega il direttore interessato- poi, visto che ero a tempo determinato, non sono stato richiamato: hanno annullato il mio licenziamento, e ora risulto titolare di un contratto scaduto". Mentre alcuni camion passano ai cancelli, oggi, altri colleghi rincarano in coro parlando della direzione aziendale: "Hanno mandato tante lettere disciplinari ai lavoratori che hanno scioperato e partecipato alle assemblee, negando diritti. Allo stesso tempo, non hanno mai risposto alle nostre richieste di incontro. Non si puo' andare avanti così".

(DIRE)

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