Finte cooperative, bozza di accordo fra Regione e Ministeri

“Obiettivo è integrazione banche dati e scambio informazioni per rafforzare contrasto e promuovere prevenzione fenomeno” spiega l’assessore Costi. Focus del presidente Sabattini (Pd) su prima fase lavori. Interventi di Alleva (AltraER) e della vicepresidente Gibertoni (M5s)

Dialogo fra tutte le amministrazioni pubbliche in possesso di informazioni e dati utili per la valutazione e il contrasto del fenomeno delle finte cooperative, con l’obiettivo di integrare le banche dati (della Regione, dei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, dell’Autorità nazionale anticorruzione, etc) per affinare le capacità di analisi. Predisposizione di uno strumento, il “cruscotto”, utile per monitorare, prevenire e sanzionare il fenomeno delle cooperative fittizie e delle false imprese, al fine di giungere a una definizione di liste di merito di coop e imprese nonché alla messa a punto di un codice etico. Questi, in sintesi, i punti salienti della bozza di protocollo d’intesa tra la Regione Emilia-Romagna, il ministero del Lavoro e il ministero dello Sviluppo economico – proposto su iniziativa dell’Amministrazione regionale ai due dicasteri, che si sono riservati di proporre osservazioni prima della sottoscrizione ufficiale – illustrati dall’assessore alle Attività produttive, Palma Costi, nella seduta della Commissione speciale di ricerca e studio sulle cooperative cosiddette spurie o fittizie, presieduta da Luca Sabattini.

La bozza di accordo – ha spiegato l’assessore – ambisce a rafforzare la collaborazione, nell’ambito del sistema dei controlli a contrasto degli appalti illeciti di lavoro in Emilia-Romagna, tra i dicasteri competenti e l’Amministrazione regionale, che, dopo il caso Castelfrigo, ha costituito un gruppo di lavoro (composto da istituzioni, organizzazioni sindacali e categorie economiche allargato a un funzionario del ministero del Lavoro e uno del ministero dello Sviluppo economico) per vigilare sul fenomeno delle false cooperative. Il segnale che si vuole dare – ha aggiunto l’assessore Costi – è che le istituzioni pubbliche hanno non solo la volontà ma anche gli strumenti per intervenire, con effetto deterrente, oltre che repressivo, sull’intero sistema economico regionale.

Il presidente Luca Sabattini (Pd), in apertura di seduta, ha fatto il punto sulla prima fase dei lavori, evidenziando come la Commissione di studio si sia mossa in modo completare alle azioni messe in campo dall’esecutivo regionale e come gli elementi emersi dai lavori della Commissione siano stati funzionali e da stimolo per l’iniziativa assunta dalla Regione di proporre ai due ministeri la sottoscrizione di un protocollo d’intesa. “Abbiamo rispettato il programma proposto alla commissione- ha sottolineato il presidente- che in una prima fase prevedeva l’audizione di soggetti sia esterni sia interni all’Amministrazione regionale. Inoltre, sono stati approfonditi gli aspetti normativi e giurisprudenziali sulle modalità di svolgimento dei controlli sul campo e sulle concrete difficoltà che ostacolano tale attività. Infine, si è individuata una serie di fattori (marker) che potrebbero costituire elementi indicatori di una cooperativa che possa ritenersi spuria o fittizia”. Fra i soggetti esterni convocati in audizione, Sabattini ha ricordato Unioncamere, Ervet, Agenzia regionale della ricostruzione e i principali soggetti di rappresentanza a livello regionale del mondo cooperativo, dell’imprenditoria, del commercio, dei servizi e dei sindacati confederali. In merito all’approfondimento degli aspetti normativi e giurisprudenziali, il presidente dem ha citato il contribuito prezioso di Inps, Inail e Ispettorato del lavoro nonché quello del Consigliere di Cassazione Roberto Riverso. Oltre alla messa a punto degli indicatori di potenziale natura spuria o fittizia di una cooperativa, fra i risultati della prima fase dei lavori Sabattini ha rivendicato “l’aver messo in relazione fra loro una serie di soggetti che fino a quel momento avevano operato in maniera non coordinata e autoreferenziale, pur perseguendo lo stesso scopo da diverse angolazioni”.

Riguardo alla seconda fase dei lavori, il presidente ha condiviso con i commissari le future tappe di approfondimento necessarie allo studio del fenomeno della falsa cooperazione.

Piergiovanni Alleva (AltraER) ha evidenziato come il 90% dei problemi generati dal fenomeno delle cooperative spurie o fittizie sia dovuto all’impianto normativo vigente. Acquisizione che, a suo avviso, dovrebbe indurre a “un ripensamento della legislazione in materia”. Inoltre, esaminando con attenzione il comparto della lavorazione delle carni, ha rilevato l’esistenza di un nuovo fenomeno: “quello della presenza di finte cooperative per la somministrazione di lavoro in appalto create dalla medesima azienda committente”. Dunque, ha sottolineato il capogruppo, non un soggetto economico autonomo che opera sul mercato in modo spregiudicato, ma un clone del committente. “L’ordinamento lo consente- ha chiosato Alleva- e qui sta il vulnus”.

La vicepresidente Giulia Gibertoni (M5s) ha sottolineato come il confronto e la collaborazione tra la Commissione e la Giunta debbano essere sempre più regolari e proficui. “Questa commissione, che sono orgogliosa di aver proposto- ha commentato-, è un luogo assembleare, prima inesistente, di confronto e di raccolta di dati preziosi per fare luce sul fenomeno delle finte cooperative, sia in termini di contrasto sia di prevenzione, che possono costituire indirizzo per la Giunta”. In merito alla bozza di protocollo d’intesa, la vicepresidente ha accolto con favore l’impegno della Giunta anche nella direzione di addivenire alla messa a puntodi  un protocollo di intesa a livello nazionale. Infine, ha chiesto a che punto sia la possibilità, da lei suggerita con una interrogazione, di allargare il protocollo ad altri soggetti istituzionali a livello regionale come l’Agenzia regionale per il lavoro e l’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

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