"Più braccialetti, meno carcere", gli avvocati manifestano davanti al Tribunale

Questa mattina un'iniziativa della Camera Penale di Modena, che chiede conto al Governo della mancanza di braccialetti elettronici. Un problema noto da tempo a livello nazionale, che contribuisce anche al sovraffollamento del carcere di Sant'Anna

Si è svolta questa mattina in corso Canalgrande l'iniziativa degli avvocati penalisti modenesi ribattezzata "Più braccialetti, meno carcere", nel corso della quale sono stati distribuiti circa 300 braccialetti arancioni davanti al palazzo di Giustizia, alla Procura della Repubblica ed all’Ufficio di Sorveglianza di Modena. L'Unione Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, e la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, hanno così manifestato per denunciare la "parziale e minima applicazione" del braccialetto elettronico per il controllo a distanza dei detenuti agli arresti domiciliari.

"La richiesta di braccialetti elettronici per i soggetti sottoposti al regime cautelare degli arresti domiciliari e che versano in stato di detenzione domiciliare ha ormai superato, da tempo, la disponibilità dei dispositivi – spiegano i penalisti modenesi - Per tale ragione alcuni detenuti e ristretti restano in carcere pur potendo usufruire di tale modalità esecutiva disposta dalla Magistratura. Nonostante sia stato aggiudicato il bando di gara per la produzione dei braccialetti elettronici non vi sono notizie precise in ordine alla quantità, qualità e ai tempi di utilizzabilità".

La manifestazione capillare vuole denunciare su tutto il territorio la scarsa disponibilità dei braccialetti e chiedere conto al Governo di tale ritardo. In particolare, nel circondario di Modena, si sta rivivendo una grave situazione di sovraffollamento: al 31.10.2017 presso la Casa Circondariale a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti erano presenti 489 detenuti.

"La maggiore disponibilità di braccialetti elettronici certamente contribuirebbe al mutamento di tale situazione che ad oggi già risulta gravosa anche a causa dell’assenza di uno dei due magistrati che compongono l’organico dell’Ufficio di Sorveglianza – chiosano gli avvocati - Tale carenza indubbiamente comporta ritardi ormai non più accettabili nell’evasione delle richieste, fra le quali quelle inerenti l'applicazione di misure alternative alla detenzione, che provengono dai detenuti e dagli internati presenti nel nostro distretto".

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