Truffe ad anziani, in manette banda di finti avvocati, assicuratori e marescialli

Un gruppo di malviventi aveva messo a segno decine e decine di truffe in diverse città, tra cui anche Modena. I Carabineiri di Bologna li hanno colti di sorpresa nelle loro case napoletane: fermate 9 persone

L'operazione è cominciata all'alba di oggi: dalle prime ore di questa mattina infatti i Carabinieri dei Comandi Provinciali di Bologna e Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare personale, emessa dal GIP presso il Tribunale di Bologna, nei confronti di 9 persone, dai 19 ai 41 anni, 4 in carcere e 5 ai domiciliari, ritenute membre di un’associazione criminale specializzata nelle truffe agli anziani, che "in trasferta" in Emilia aveva messo a segno diversi colpi, tutti con un copione simile, tra Modena e Bologna. Si tratta di M.E., 28 anni, S.E., 39 anni, S.E., 32 anni, G.S., 41 anni, D.C., 28 anni, M.L., 31 anni, G.E., 19 anni e M.M., 29 anni. Un nono compomente della banda è ancora ricercato, probabilmente si trova ora in Germania. Altre persone sono indagate a vario titolo. 

Il provvedimento, che è l’esito di un’indagine condotta dai militari dell’Arma di Bologna coordinati dalla locale Procura della Repubblica e dal pm Marco Forte, è in corso di esecuzione, congiuntamente ad una serie di perquisizioni domiciliari, tutte in provincia di Napoli dove risiedono gli autori delle truffe, che però sono state perpetrate nei mesi scorsi a Bologna e provincia e in altre città d’Italia (Ferrara, Modena, Parma, Catanzaro, Roma, Cosenza, Bari e Avezzano) per un totale di 43 colpi andati a buon fine. Ogni colpo messo a segno poteva fruttare fino a mille euro, tra denaro e preziosi. 

Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti numerosi cellulari, sim card, soldi falsi e ingenti somme in contanti, inoltre il gruppo poteva contare sull'appoggio di altri complici e familiari nel napoletano. 

Il gruppo di criminali, tra i quali tre fratelli e il figlio di uno di questi, aveva un metodo consolidato per raggirare persone anziane e sole, talvolta anche disabili: contattavano telefonicamente le vittime e, per carpire la loro buona fede, si spacciavano come avvocati ed assicuratori, paventando il rischio del carcere per un parente dell’anziano, evitabile solo dietro il pagamento immediato di una somma, qualificata per premio assicurativo. Nel corso delle indagini si è ipotizzato anche il legame con il clan camorristico "Contini" di Napoli, al quale la banda versava una "percentuale" sui proventi, chiamata "pesone" o "carosiello", in cambio di protezione. 

Tra gli altri, usavano presentarsi come “maresciallo dei Carabinieri”, figura che rassicurava gli anziani e li induceva a cedere alle richieste dei malfattori di affidare loro denaro o preziosi. (L'AUDIO ORIGINALE DELLA TELEFONATA) Quando le vittime si dimostravano dubbiose e prendevano tempo, si passava alle intimidazioni: "Un suo parente sta andando in prigione e lei non vuole aiutarlo?" oppure "Deve fare presto, racimoli abche l'oro che ha". 

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