Studio UniMoRe sulle proteine "shock", speranza per malattie cardiovascolari e tumori

Le proteine da shock termico o da stress, utili nell'omeostasi proteica in condizioni fisiologiche sia nell'uomo, sia negli organismi vegetali, sono al centro di una ricerca di UniMoRe

E' nella ricerca di organismi viventi, proteine dette “da shock termico” o “da stress”, che si è interessata la prof.ssa Serena Carra di UniMoRe, in quanto essi sono capaci di rallentare il decorso di alcune malattie. La loro azione si esprime a seguito di fenomeni di stress che ne fanno aumentare i livelli e l’azione. Nell’uomo la loro funzione serve per proteggere da stress similari quali febbre, infezioni virali, agenti esterni di vario tipo e contro l’aggregazione proteica, che ha un ruolo spesso negativo, in patologie quali la cataratta ed alcune malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).

Gli studi portati avanti da alcuni colleghi internazionali dimostrano che, – spiega la prof.ssa Serena Carra di Unimore - aumentando i livelli di espressione delle proteine da “shock termico”, si hanno effetti positivi su patologie cardiovascolari, neuropatie motorie, cataratta congenita, malattie neurodegenerative e su alcuni tipi di tumore. Per quel che riguarda l’impiego concreto dei risultati della ricerca, gli ambiti di applicazione sono svariati. Abbiamo riscontrato che le proteine da shock termico aumentano la resistenza allo stress causato, ad esempio, da infezioni o temperature elevate, nelle coltivazioni di riso e grano. Dare impulso a questo settore scientifico può evitare l’utilizzo di pesticidi e contribuire a risolvere il problema della carenza di cibo in varie zone del Pianeta”. 

LA PROTEINA. Queste proteine sono espresse non solo nei mammiferi e nell’uomo, ma anche in batteri, lieviti ed organismi vegetali, quali riso e piante, dove svolgono importanti funzioni per difendersi da siccità, aumenti nella concentrazione salina, variazioni di pH, attacchi da parte di agenti patogeni. Le proteine da “shock termico” servono per mantenere l’omeostasi proteica in condizioni fisiologiche, proteggere contro lo stress proteotossico in patologie neurodegenerative e la loro modulazione può avere risvolti terapeutici importanti per l’uomo e ricadute importanti per le coltivazioni.

La sua più immediata applicazione riguarda la cura della cataratta, perché l’efficacia delle proteine da stress è già stata provata a livello sperimentale sui topi - puntualizza la prof.ssa Carra di Unimore – ed abbiamo attirato l’interesse di case farmaceutiche disposte a sviluppare queste proteine. Il nostro obiettivo è di confermare su modelli animali complessi i risultati ottenuti finora relativamente alle patologie neurogenerative come la SLA. Le proteine da shock termico riducono gli aggregati di proteine tossiche che portano alla disfunzione dei neuroni e migliorano la vitalità neuronale. I test sono stati effettuati, per ora, solo sui moscerini, ma ci impegneremo a individuare  potenziali approcci utilizzabili in futuro per rallentare la progressione della malattia in modelli animali piu’ complessi, quali il topo ed infine nell’uomo”.

IL PROGETTO DELLA PROF.SSA SERENA CARRA. La prof.ssa Serena Carra ha organizzato il suo primo convegno internazionale in Italia dedicato alle proteine da “shock termico”, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e finanziato dalla Cell Stress Society International (CSSI). All’appuntamento si sono riuniti i principali esperti mondiali nel settore delle sHSP al fine di promuovere scambi culturali e collaborazioni scientifiche internazionali che porteranno all’identificazione di metodi ed approcci volti a potenziare le proprietà benefiche di queste proteine dalle scienze agroalimentari a quelle biomediche.

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