Terremoti in Appennino, l’esperto: "Rientrano nella normalità, è l'Italia che non fa prevenzione"

La parola al geologo Beniamino Costantini, che spiega la “normalità” del fenomeno: “La massima magnitudo che si può verificare in Appennino si aggira intorno tra 5 e 6 - in base ai dati storico-statistici - un terremoto che può essere definito normale"

Da mesi si susseguono le scosse che mettono in allarme i residenti dell’Appennino Tosco-Emiliano. Le ultime ieri, con un evento sismico che ha toccato magnitudo 3.3, creando paura tra i cittadini dei comuni montani che si sono riversati in strada. “Se da una parte i cittadini devono essere informati, dopo gli ultimi terremoti in Abruzzo e in Emilia, appena un lampadario si muove ci si collega in rete”. A dirlo in un'intervista a BolognaToday è il geologo Beniamino Costantini, non a caso abruzzese di nascita ed emiliano di adozione: “Quando si consulta il sito dell’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si può anche rimanere impressionati dai numeri riportati…”.

APPENNINO TOSCO-EMILIANO. Le scosse si sono sempre verificate "Siamo un paese sismico e quella zona sismogenetica (le parti della crosta terrestre da cui possono originarsi i terremoti – ndr) è classificata 913, ovvero con media sismicità”, continua Costantini, che chiarisce come “la massima magnitudo che si può verificare in Appennino si aggira intorno tra 5 e 6 - in base ai dati storico-statistici - un terremoto che può essere definito normale". E non ha cambiato opinione da quell'ottobre 2012: "Se i nostri edifici fossero costruiti rispettando le norme antisismiche (e se non avessimo tanti edifici storici), il terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012 avrebbe avuto effetti completamente diversi”.

In pratica l’Appennino è una catena geologicamente giovane e quindi in via di assestamento “La catena spinge a causa di una serie di faglie inverse, si ha così la rottura delle rocce, dovuta ai movimenti della tettonica a placche”. Tutto deriva dalla collisione del continente Africano con quello europeo “L’Appennino si è formato così, il Tirreno si sta aprendo spingendo così l’Italia verso i Balcani e allontanando la Spagna verso l’Atlantico”.

L'area è da considerarsi sismicamente attiva, a partire dal 1399. In media gli eventi sismici a partire dagli anni 1980 non superano il magnitudo 5. Lo conferma lo studio "Sismotettonica del basso e medio Appennino modenese-bolognese tra il Fiume Secchia e il Fiume Reno (Appennino settentrionale)" di Paolo Balocchi e Giorgio De Luca: "Nel caso dell'Appennino modenese, non si ha una sismicità con intesa magnitudo, pertanto il seguente studio considera la riattivazione delle sole strutture descritte come attive e l'eventuale possibilità di una riattivazione delle strutture descritte come potenzialmente attive/non attive nel caso di un aumento dello sforzo tettonico. Qualora l'orientazione dello sforzo tettonico regionale dovesse mutare, anche le considerazioni sull'attività e non attività delle strutture tettoniche dovrà cambiare in funzione al nuovo regime di stress. Infatti la distribuzione delle strutture tettoniche e la loro cinematica è direttamente connessa al modello tettonico dell'Appennino settentrionale”.

“Un ultima considerazione da farsi è relativa alla formazione di nuove strutture tettoniche, che potrà essere possibile in relazione alla direzione dello sforzo tettonico e alla sua intensità. Non è possibile definire le strutture di neoformazione, ma solo quelle esistenti in grado di attivarsi sotto opportune condizioni di stress tettonico".

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