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Coronavirus: il Policlinico risponde alle domande dei pazienti

 

Rispondiamo ora ad alcune domande che ci sono giunte nei giorni scorsi. 

VIDEO - BOLLETTINO POLICLINICO MODENA DEL 13 MARZO 2020

Se si dovesse arrivare a saturare la Terapia intensiva è vero che si dovrebbero scegliere i pazienti da curare?
La scelta se sottoporre o no un paziente a cure intensive dipende dal beneficio che il paziente può avere da queste cure. Per questa ragione da anni esistono indicazioni precise a livello internazionale e nazionale per evitare l’accanimento terapeutico e proporzionare le cure in base alle condizioni cliniche acute e croniche del paziente. Per quanto riguarda i casi severi di polmonite da nCOVID, i dati pubblicati sull’esperienza cinese e le prime esperienze Italiane indicano che i pazienti con patologie gravi croniche ed anziani hanno una mortalità molto elevata e non modificata dall’utilizzo delle cure intensive (intubazione e ventilazione meccanica controllata), così come avviene per altre infezioni che determinano gravi quadri di sepsi. Per questa ragione, indipendentemente dalla disponibilità di risorse, ad oggi appare futile sottoporre alcune tipologie di pazienti a cure molto invasive in caso di gravi quadri infettivi come quelli determinati da SARS-COV-2.

Come vengono curati ad oggi i pazienti più gravi? 
I pazienti presentano sostanzialmente un quadro di severa insufficienza respiratoria, definita ARDS (acute respiratory distress syndrome), che si associa a disfunzione di altri organi quali il sistema cardiocircolatorio e renale. I trattamenti intensivi sono sostanzialmente supportivi e son volti a mantenere in vita il paziente durante il decorso della malattia limitando i danni indotti da presidi salva vita quali la ventilazione meccanica. Oltre alla convenzionale terapia supportiva, si stanno sperimentando nel mondo approcci multimodali volti a ridurre la massiva risposta infiammatoria causata da SARS-COV-2

Che cosa provoca la polmonite interstiziale?
Come per molte malattie infettive, la polmonite nel caso di infezione da SARS-COv-2 sembra essere causata da una abnorme risposta infiammatoria dell’ospite che vede come bersaglio non solo il polmone, ma anche altri organi.

Quali sono i soggetti più a rischio?
Per quanto riguarda lo sviluppo di quadri respiratori severi, i pazienti più a rischio sembrano essere i pazienti anziani e/o con copatologie quali obesità, diabete ed ipertensione.

Per quante ore al giorno state lavorando?
Invertiamo, il mio gruppo dorme non più di 4-5 ore al giorno da almeno 3 settimane, il resto al lavoro.

Quanti paziente avete seguito dall’inizio della crisi?
Abbiamo ad oggi trattato circa 20 pazienti con ARDS da SARS-COV-2.

Vi coordinate con gli altri centri ospedalieri per scambiare informazioni? Se sì in che modo?
Oltre ai dati già pubblicati in maniera rigorosa dall’esperienza cinese, lo scambio di informazioni con gli ospedali lombardi ed emiliano romagnoli è continuo attraverso teleconferenze e scambio di esperienza e protocolli.

Ci sono state terapie che più di altre hanno prodotto buoni risultati? Se sì quali?

Per quanto riguarda i pazienti più gravi, non abbiamo certezze che esistono protocolli terapeutici vincenti, ma sicuramente sappiamo che la malattia ha un decorso molto lungo (circa 20 gg) ed insidioso. Qualche speranza proviene dall’utilizzo di nuovi antivirali e farmaci specifici in grado di modulare la risposta del paziente all’infezione.

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