rotate-mobile
Giovedì, 19 Maggio 2022

Francesco Petrella, allenatore del futuro...

Dopo la mia prima intervista ai capi degli Irriducibili gialloblu ho voluto bissare, intervistando un altro protagonista del volley targato Modena, ovvero l'allenatore di alcune delle squadre giovanili di Parmareggio Modena Volley Francesco Petrella. Francesco è nato a Modena il 19 agosto del 1989, e da circa 8/9 anni insegna volley, anche se la cosa è nata un po' per caso. Tutto è partito un pomeriggio, quando aveva solo 16 anni e frequentava il Liceo; come tutti i sedicenni pensava più a divertirsi ( giocando a volley ), che non ad allenare, poi però prendendo una squadra under 12, da cosa è nata cosa, ed è diventata la sua passione. Finiti gli studi, ora si concentra nel coltivare questa sua grande passione, che ritiene molto gratificante, e spera che diventi il suo mestiere a tutti gli effetti. Francesco allena varie squadre all'interno del settore giovanile di Parmareggio Modena Volley, dagli under 13, con i quali disputa due campionati, uno sei contro sei, dove sono nei primi posti in classifica, e uno tre contro tre, campionato che è al girone finale. Oltre ai più piccoli allena anche i più grandi, ovvero gli under 17, e con questi fa due campionati : uno regionale, dove è primo e l'altro, la serie D, dove è quinto. Francesco quindi, vedendo che non avrebbe sfondato come giocatore ha preferito provare a insegnare, e piano piano si sta facendo la gavetta, chissà forse un giorno lo vedremmo la domenica al Pala Panini...Dopo una breve inquadratura della situazione ecco l'intervista a Francesco Petrella :

"Tu hai giocato a volley...vedendo giocare quotidianamente i tuoi ragazzi ti manca la pallavolo giocata?"

"Mi manca più dal punto di vista fisico, giocare a pallavolo non mi manca, perchè allenare è molto coinvolgente.E' gratificante tanto, se non di più di quella giocata, come mezzi avrei potuto fare poco, è più stimolante vedere crescere qualcuno attraverso il lavoro che fai con lui."

"Da quanti anni alleni ?"

"Alleno da circa otto-nove anni; ho iniziato dando una mano a un mio amico. Avevo sedici anni e stavo facendo il Liceo Scientifico. Gli ho dato una mano, dai centri, ai mini volley, agli under 12, con questi ultimi gli ho allenati dall'ultima parte di quella stagione."

"Com'è nata questa tua passione dell'insegnare volley?"

"E' nata per caso, mi sono trovato un pomeriggio, ma non pensavo che fosse la mia strada e volevo solo giocare e divertirmi. Poi pian piano vedevo che i ragazzi rispondevano agli stimoli che riuscivo a dare. Mi ha appassionato subito...all'inizio percorso interessante più su quello che avrei fatto per aiutare quel ragazzo piuttosto che quella squadra."

"Quanto ardua è la gavetta ?"

"Non è tanto pesante; ho allenato solo giovani, ma mi piace stare con tutti. Più sale l'età più il gioco assomiglia al gioco dei grandi, mi appassiona molto anche il gioco dei piccoli."

"La tua più grande soddisfazione da coach ?"

"La mia soddisfazione più grande è stata l'anno scorso, la vittoria del campionato regionale under 15, e la conseguente finale under 15 a Montecchio Maggiore. E' stato un momento rappresentativo di un determinato percorso. Allenare per me è una soddisfazione continua, nella quale si vede realizzato un obbiettivo, soddisfazione sempre diversa, ma la sostanza è uguale. Sempre una bella soddisfazione."

"La tua delusione più grande ?"

"Delusione farei fatica a tracciarne una; può esserci rammarico, ma non delusione, la delusione a parer mio è bocciatura. Quando un gruppo e lo staff lavorano sodo non c'è bocciatura. lavoro c'è stato, la delusione è solo il mancato conseguimento di un risultato."

"Pensi che questa sarà la tua professione ?"

"Lo spero, lavoro perchè sia così. In un lavoro bisogna costruire qualcosa, lavoro perchè questa diventi la mia professione."

"A che cosa aspiri ? Alla serie A, alla nazionale ?"

"Sono due livelli in cui si vive di pallavolo, il mio obbiettivo è vivere attraverso questo sport. Vorrei fare di questo un  mestiere. Che cosa venga finalizzato lascio che sia il percorso a stupirmi con la sorpresa."

"Trovi più complicato giocare o allenare ?"

"Per me è stato più complicato giocare perchè non avevo i mezzi tecnici, ma soprattutto fisici per competere, allenare lo ritengo affascinante. Riguarda non solo te, ma anche una tua relazione con un gruppo."

"Vedi nei tuoi ragazzi futuri Bruninho ?"

"E' una discussione che apre un capo molto grande. Penso che giocatori come Bruno non li scopri, ma li trovi in palestra; è difficile paragonare un ragazzo, e non è neanche del tutto giusto paragonarlo a Bruninho, o a un grande campione. Loro hanno un passato e un percorso di un certo tipo. Ho dei ragazzi molto promettenti, che stanno imparando piano piano, con un percorso di crescita importante. Affrontano le loro sfide, spero che un giorno arrivino lontano. Di Bruno ce n'è uno, per arrivare li ci vogliono fatica e sudore."

Si parla di
Sullo stesso argomento

Francesco Petrella, allenatore del futuro...

ModenaToday è in caricamento