Elezioni Modena 2014, il centrodestra presenta istanza di fallimento

Il valzer sulle primarie, la defenestrazione di Galli come candidato sindaco, il subentro Pellacani, la corsa solitaria di Giovanardi e la consegna ai grillini dello storico ballottaggio con Muzzarelli non sono una serie di sfortunati eventi

Silvio Berlusconi ed Enrico Aimi

Game over. Difficile trovare altre espressioni per definire la performance del centrodestra modenese. Il crollo verticale dei consensi rispetto alle già disastrose comunali del 2009, in cui la Lega Nord raccolse l'11% e il Pdl (più la lista Pellacani) e ottenne il 23%, non può essere giustificato dalla capacità attrattiva di un M5s al di sotto delle attese. Sotto la Ghirlandina, con una coalizione al 12,5%, la Forza Italia a gestione Aimi-Samorì ottiene un magro 8,6% ben distante dalla tanto vituperata amministrazione Bertolini, l'Udc si sdraia sull'1,4%, mentre FdI ottiene un modesto 2,5% portando in dote il campione di preferenze Michele Barcaiuolo (342 gli elettori che hanno indicato il suo nome) che non entrerà nel prossimo civico consesso. Lega Nord non pervenuta: il 3,1% finale parla da sè.

Il percorso di avvicinamento del centrodestra a queste consultazioni è sempre stato accidentato fin dal principio: il valzer sulle primarie, la defenestrazione di Galli come candidato sindaco, il subentro di Giuseppe Pellacani (figlio del candidato civico sconfitto nel 2009), la corsa solitaria di Giovanardi e la consegna ai grillini dello storico ballottaggio con Muzzarelli non sono una serie di sfortunati eventi, ma sono il chiaro sintomo di una totale mancanza di strategia politica che potrebbe portare a pensare a una precisa volontà masochistica di non sviluppare un discorso alternativo al centrosinistra e a un M5s che non ha sfondato.

Se FdI sapeva fin dal principio di essere condannata a una rappresentanza "di nicchia", FI aveva la missione di catalizzare su di sè il voto liberale, missione miseramente fallita per la storia della maggioranza del proprio personale politico di origini missine-aennine e per abitudini che cozzano non poco con chi, in teoria, dovrebbe battersi contro lo "stato ladro". Un esempio concreto? I contratti di collaborazione assegnati in regione a personalità della propria corrente. Tutto a norma di regolamento, sia ben chiaro, ma chi indossa la casacca dei cosiddetti "liberali" dovrebbe assumersi il compito di battersi contro queste modalità anziché fruirne serenamente.

Alla fine dei conti, dopo la batosta delle Europee e il flop delle comunali anche a livello provinciale (le vittorie a Savignano, Guiglia e Riolunato sono una goccia nel mare), ai vertici di Forza Italia e, volendo, anche a quelli della Lega Nord, dovrebbe salire un sussulto di dignità: chiudere, dimettersi, lasciare ad altri l'arduo incarico di ripartire da zero con una proposta competitiva e non con un orticello di consenso buono solamente per qualche titolo di giornale e qualche comunicato stampa e una comparsata nelle foto dei big della politica nazionale che vengono paracadutati a Modena nella vana speranza di dare un colpo di defibrillatore a un centrodestra clinicamente morto.

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