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Sabato, 22 Gennaio 2022
Attualità Via Divisione Acqui / Via Divisione Acqui

Cohousing di via Divisione, il Consiglio autorizza la vendita anticipata

Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la delibera che consente ai proprietari in difficoltà di vendere gli alloggi prima del completamento dell’intervento

Il Consiglio comunale ha dato il via libera all’unanimità alla possibilità per i proprietari in difficoltà di vendere gli alloggi della palazzina del cohousing di via Divisione Acqui prima del termine di 5 anni dall’acquisto.

Nella seduta di giovedì 2 dicembre è infatti stata approvata con il voto favorevole di tutti i gruppi consiliari la delibera presentata dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli, che va a modificare la convenzione per la concessione del diritto di superficie relativa alla palazzina, la cui realizzazione ha avuto un percorso travagliato.

Di fatto, il prolungato fermo del cantiere, che ha comportato l’ammaloramento di opere già realizzate, ha portato a un aumento dei costi per il completamento degli alloggi. Attraverso la delibera, quindi, nel caso in cui i proprietari si trovino impossibilitati ad accollarsi i costi “per gravi, sopravvenuti e documentati motivi”, potranno vendere gli alloggi in corso di ultimazione. I proprietari intenzionati alla vendita potranno cedere l’unità immobiliare a persone fisiche aventi i requisiti soggettivi previsti dalla Convenzione per il diritto di superficie oppure all’impresa appaltatrice che sta ultimando i lavori (Canovi Coperture srl). Quest’ultima, che ha manifestato disponibilità all’acquisto senza pretendere alcun vantaggio economico, dovrà rivendere a soggetti in possesso dei requisiti entro 12 mesi dalla data del rogito, al prezzo di acquisto oltre a una somma corrispondente all’importo delle opere necessarie per il completamento dei lavori.

Il Comune di Modena già nel 2018, quando il cantiere si era bloccato ed era emersa una non chiara gestione della società Cooperativa Edificatrice Modena Casa, aveva presentato una denuncia alla Procura, sulla base delle segnalazioni dei promissari acquirenti e delle anomalie emerse dai controlli. Ad agosto 2018 il ministero dello Sviluppo economico aveva nominato un commissario per gestire la situazione e a inizio 2019 il Consiglio comunale aveva dato il via libera all’unanimità alla modifica della convenzione per il progetto di cohousing di via Divisione Acqui, in modo da consentire l’avvio del percorso per arrivare alla conclusione della vicenda. Nel novembre 2020 sono stati stipulati i rogiti per tutti i 20 appartamenti al grezzo e gli alloggi sono divenuti di proprietà delle famiglie che, con il blocco del cantiere, hanno rischiato di rimanere senza casa e di perdere le somme di denaro anticipate per l’acquisto. I soggetti coinvolti hanno dovuto però sostenere costi aggiuntivi rispetto a quelli previsti e, se non si avvarranno della possibilità di vendita anticipata, provvederanno ora a terminare i lavori in proprio. Dopo il rinvio a giudizio dei vertici della società Cooperativa Edificatrice Modena Casa, che aveva avviato il cantiere, inoltre, il Comune di Modena si è costituito parte civile nel processo.

Per il Pd, Alberto Bignardi ha sottolineato che, “quando si incontrano problemi come questo, avere un’Amministrazione che supporta e aiuta a gestire il percorso a fianco dei proprietari, specialmente per l’acquisto della prima casa, è molto positivo”.

Giovanni Silingardi del M5s si è detto a favore della delibera: “Abbiamo visto – ha affermato – l’angoscia di questi proprietari che hanno investito soldi nella casa e hanno rischiato di non averla. Diamo atto all’assessora di essere intervenuta per agevolare la situazione: quello di oggi è un intervento riparatorio che risolve il problema di cittadini che, contro la loro volontà, si sono trovati in una situazione complicata”.

Vincenzo Walter Stella di Sinistra per Modena ha affermato di prendere atto “con favore di questo tassello positivo su uno dei casi più emblematici di malagestione da parte di privati. Come è stato possibile arrivare a questo punto? Il controllo della regolarità della gestione del diritto di superficie non può essere demandato agli acquirenti, ma deve restare in capo all’Amministrazione, per poter intervenire con tempestività. All’occorrenza si può definire una black list delle imprese per le successive concessioni di diritti di superficie”.

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