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Mercoledì, 22 Maggio 2024
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Riscaldamento e condominio: le regole per una convivenza serena

Il riscaldamento centralizzato all’interno del condominio è regolato da leggi e direttive per la buona convivenza tra condomini

Vivere in un palazzo ha i suoi vantaggi e le sue regole per una convivenza felice e senza contrasti. Tra queste ci sono quelle che disciplinano il riscaldamento, il più delle volte centralizzato. Questo vuol dire che la caldaia e l’impianto di riscaldamento sono in comune e quindi sia le spese di manutenzione che per riparare guasti devono essere ripartite tra i vari condomini.

Capire come funziona il riscaldamento centralizzato e quali sono le spese da sostenere o decidere se distaccarsi è semplice, basta conoscere alcune regole.

Come funziona il riscaldamento centralizzato

Avere un impianto centralizzato in un condominio vuol dire avere un riscaldamento unico e in comune con il resto dei condomini. Questo comporta avere una caldaia più grande posizionata all’interno del condominio e spese più alte rispetto ai palazzi con riscaldamento autonomo, perché nelle bollette è inclusa anche la quota relativa all’acqua e al riscaldamento.

A partire dal 2016, ogni termosifone presente in casa deve essere dotato di un valvole termostatiche che permettono di decidere la temperatura su ogni singolo termosifone, mentre in precedenza la temperatura era fissa. Queste hanno cinque livelli di temperatura da 0 a 5 (il massimo), in questo modo ogni inquilino può gestire i termosifoni in base alle sue esigenze e nello stesso tempo si ha un netto risparmio in bolletta. Infatti, in base a una direttiva europea del 2012 ogni termosifone di casa deve avere un contacalorie, un dispositivo che verifica i consumi del singolo appartamento. Di conseguenza si inserisce in bolletta solo quello che si deve pagare effettivamente.

Nel caso in cui nell’appartamento non ci sia stato questo adeguamento si può andare incontro a multe che vanno dai 500 fino ai 2.500 euro per abitazione. In questo caso la prima cosa da fare è rivolgersi all’amministratore e chiedere informazioni per mettersi in regola rivolgendosi a una ditta specializzata.

Accensione dei termosifoni

In un condominio con riscaldamento centralizzato l’accensione non può essere decisa autonomamente ma si basa su una legge nazionale che tiene conto dei limiti in base alla zona climatica di appartenenza della singola regione e alle condizioni climatiche. La legge infatti stabilisce non solo la temperatura massima, ma anche la fascia oraria in cui poter accendere i termosifoni.

A causa della crisi energetica quest’anno ci sono state delle modifiche ai normali orari d’accensione per contenere i consumi. In base al piano si potranno accendere i termosifoni un’ora in meno durante la giornata e la temperatura massima nelle singole abitazioni sarà di 19 gradi, con due gradi di tolleranza verso l’alto e verso il basso. Inoltre, in questa stagione i riscaldamenti rimarranno accesi 15 giorni in meno, perché il loro funzionamento è stato rinviato di 8 giorni rispetto al normale calendario. Lo spegnimento è stato anticipato di una settimana tenendo conto delle zone climatiche d’appartenenza.

Nel caso di mancata accensione da parte dell’amministratore, i condomini possono chiedere delle spiegazioni. Il più delle volte la motivazione va ricercata nella mancanza di fondi, ovvero alcuni condomini non hanno saldato la loro quota. In questo caso si deve convocare un’assemblea per accordarsi con i condomini morosi. Nel caso in cui non si arriva a un accordo, per far sì che i termosifoni vengano accesi, i condomini possono decidere di pagare di tasca loro la somma di denaro mancante e successivamente intentare causa ai condomini morosi per avere indietro la somma anticipata.

Ripartizione delle spese

Per quanto riguarda la quota, il condomino deve versare:

  • Quota variabile: corrisponde al 50-70% della bolletta totale e di solito riguarda il consumo effettivo del riscaldamento
  • Quota fissa: prende in considerazione i metri quadrati dell’appartamento, quelli cubi dei termosifoni e il calcolo dei millesimi termici

Come staccarsi dal riscaldamento centralizzato

Un singolo condomino può decidere di distaccarsi dal riscaldamento centralizzato e per farlo deve ottenere il consenso unanime degli altri condomini. Se gli altri proprietari degli appartamenti non sono d’accordo, allora la persona che vuole avere il riscaldamento autonomo deve contattare un professionista che dopo un sopralluogo redigerà una perizia nella quale dichiarerà che il distacco del condomino:

  • Non danneggia l’equilibrio termico dell’edificio
  • Non aumenta i costi per gli altri condomini
  • Non danneggia o modifica le funzionalità dell’impianto

Solitamente per effettuare la perizia ci vogliono circa 15 giorni e il costo si aggira sui 300 euro. La relazione una volta stilata deve essere inviata all’amministratore che convocherà un’assemblea in cui i condomini dovranno prendere atto di quanto contenuto nella perizia e al massimo presentare un’altra perizia tecnica in cui si dichiarano gli impatti negativi del distacco del condomino.

Chi riesce ad ottenere l’impianto autonomo, in ogni caso deve contribuire alle spese di manutenzione straordinaria e al “calore preso dagli altri” se i tubi dell’impianto comune passano anche nel loro appartamento.

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