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Imprese. Confindustria vede la ripresa dopo “l'anno più duro dal Dopoguerra”

In Emilia-Romagna migliorano le aspettative di crescita della produzione per gli industriali, come evidenziato in un report presentato in collaborazione con Unioncamere e Intesa Sanpaolo

Il 2020 è stato l'anno peggiore per l'economia italiana ed emiliano-romagnola dal Dopoguerra. I numeri del quarto trimestre lo certificano, anche se, rispetto ai mesi precedenti, la situazione risultava in miglioramento. Il 2021, tuttavia, si apre all'insegna di un maggiore ottimismo. Prometeia prevede un ritorno alla crescita del Pil, che, pero', tornerà ai livelli del 2019 non prima dell'anno prossimo, mentre l'indagine semestrale di Confindustria Emilia-Romagna evidenzia un sentiment positivo da parte delle imprese della regione: le aspettative di crescita della produzione e degli ordini, migliori rispetto a sei mesi fa, "danno il senso di una possibile ripresa significativa", assicura l'associazione degli industriali nel report presentato assieme ai dati raccolti da Unioncamere Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo sull'andamento dell'economia regionale. 

Nella prima metà del 2021 la differenza tra ottimisti e pessimisti torna su livelli più elevati rispetto a prima della pandemia. Il 37% degli imprenditori prevede un aumento della produzione e il 35% una crescita degli ordini: per la domanda il saldo tra ottimisti e pessimisti è di 20 punti, quando era di 2 punti a metà dell'anno scorso. Le previsioni per l'occupazione sono di sostanziale tenuta: tre imprese su quattro la prevedono stazionaria. Le prospettive sono particolarmente positive per le grandi e medie imprese e migliorano con l'aumentare della dimensione. Per quanto riguarda gli ordini, compresi quelli esteri, il saldo tra ottimisti e pessimisti è di 11 punti per le piccole, 22 per le medie e 33 per le grandi aziende. Rispetto ai settori le aspettative più favorevoli si registrano per chimica farmaceutica, gomma plastica e ceramica. Si conferma la forte difficoltà del settore tessile abbigliamento.

Nel settore metalmeccanico le previsioni sono migliori per metallurgia e meccanica rispetto al settore delle macchine elettriche e all'automotive, che prevede un ulteriore deficit di domanda. questi sono dati sui quali vale la pena di focalizzare l'attenzione. "È un dato sul quale dobbiamo lavorare", commenta il presidente regionale di Confindustria, Pietro Ferrari, evidenziando come a sostenere l'andamento dell'economia locale sia stata anche la tenuta della Germania, principale mercato di sbocco per le imprese emiliano-romagnole. 

"Le imprese industriali dell'Emilia-Romagna continuano a mostrare capacità di reazione e dinamismo: dietro alle aspettative di crescita ci sono progetti e programmi concreti di investimento. Quello che preoccupa è che come Paese ancora una volta cresciamo meno dei nostri competitor e ad un ritmo inferiore a quello necessario per recuperare il terreno perduto", osserva Ferrari. Quanto al quarto trimestre 2020, il volume della produzione delle piccole e medie imprese dell'industria in senso stretto dell'Emilia-Romagna si è ridotto del 5% rispetto al 2019. Il valore delle vendite è diminuito del 3,6%, meglio decisamente rispetto al trimestre precedente (-6,2%). Il fatturato estero ha contenuto la correzione (-1,4%). Le imprese limitano anche il calo degli ordini: -2,% rispetto a 12 mesi prima, ma con una flessione più contenuta rispetto al -5,2% del trimestre precedente. Il grado di utilizzo degli impianti si è riportato al 72,5%, un dato non più cosi' lontano rispetto al 2019 (pari al 75,4%). L'arretramento è evidente in tutti i settori industriali, anche se sono stati maggiormente colpiti quelli dipendenti dal mercato interno. L'industria alimentare ha fatto segnare un leggero passo indietro, anche se il più contenuto tra tutti i comparti (fatturato-0,9%).

Il calo della produzione è molto contenuto (-0,6%), come la flessione degli ordini (-0,9%). è il sistema moda a pagare lo scotto più pesante come conseguenza dei cambiamenti di abitudini e comportamenti dei consumatori indotti dalla pandemia (fatturato-16,5%, anche nella componente estera-12,1%). La caduta della produzione è leggermente più marcata (-18,7%), ma si è alleviata la tendenza negativa del processo di acquisizione degli ordini (-14,6%). L'altro settore maggiormente colpito è l'industria metallurgica e delle lavorazioni metalliche, caratterizzata da una fitta rete di piccole e medie imprese al centro di molteplici catene produttive. Nel quarto trimestre 2020 la flessione è stata generalizzata, ma l'andamento congiunturale per fatturato, produzione e ordini è risultato meno grave al crescere della struttura aziendale e in particolare per le grandi imprese. In particolare, la produzione è scesa di più (-10%) per le minori, poi per le piccole (-5,4%) e le medio-grandi (-3,1%). Sulla base dei dati del Registro delle imprese, quelle attive dell'industria in senso stretto a fine giugno risultavano 43.667 (pari all'11% del totale), con una diminuzione pari a 543 imprese (-1,2%) rispetto all'anno precedente. 

A fine settembre 2020, gli addetti nell'industria manifatturiera erano 397.767 quindi 9.979 in meno rispetto al 2019 (-2,1%). "Gli scenari sotto questo aspetto sono tutti da delineare. Al calo dei fatturati delle imprese si è accompagnato quello dell'occupazione, oggi leggibile nei numeri senza precedenti del ricorso alla cassa integrazione, domani, probabilmente, verificabile nei licenziamenti e delle chiusure dell'attività di impresa", evidenzia Unioncamere.Per quanto riguarda l'export nei primi nove mesi del 2020 le esportazioni sono diminuite del -10,6%, e del -2,9% nel terzo trimestre.

"Accanto alle 'politiche passive', necessarie per contenere il disagio, occorre avviare 'politiche attivè, mirate ad accompagnare i nostri giovani e le nostre imprese alla ripartenza. Ci attendono mesi decisivi per il nostro futuro, c'è bisogno del contributo di idee e di competenze di tutti e di tanto lavoro", è la ricetta proposta dal presidente regionale di Unioncamere, Alberto Zambianchi. Elementi di ottimismo arrivano anche dall'analisi della direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo: i prestiti alle imprese hanno registrato una forte accelerazione nel secondo semestre 2020, chiudendo l'anno ai massimi, con un +6,7%. All'interno dell'aggregato dei prestiti alle imprese, spicca l'andamento di quelli all'industria che, in aumento da marzo 2020, hanno registrato una forte accelerazione fino al +11% di fine 2020. La rapida ripresa dei prestiti riguarda anche le imprese di minori dimensioni (+7%). La crescita è sostenuta dalle erogazioni con garanzia pubblica: al 24 febbraio 2021 dall'Emilia-Romagna sono arrivate 153.000 domande per un importo finanziato di 14 miliardi. In parallelo, prosegue l'eccezionale aumento dei depositi delle imprese (+33% a fine anno), in un contesto di forte incertezza e di conseguente elevata propensione alla liquidità a fini precauzionali. "Una parte della nuova liquidità non è ancora stata utilizzata con l'effetto che nel breve termine si è registrato un aumento dei depositi. Un atteggiamento di comprensibile prudenza legata al contesto. Non di meno il ripristino degli investimenti sarà fondamentale per poter agganciare la ripresa", ammonisce Cristina Balbo, direttrice regionale di Intesa Sanpaolo.

(DIRE)

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