Sabato, 25 Settembre 2021
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La Modena nascosta | L’olmo più vecchio d’Italia si "cela" tra le fronde dell’Appennino modenese

Nel comune di Pievepelago, al centro della borgata Casa Mordini in località Tagliole, un antichissimo esemplare di Olmo montano poggia i suoi fusti e le sue fronde sulle pareti di un minuto oratorio mariano. E' l'esemplare più antico d'Italia

Si stima abbia un’età compresa tra i 500 ed i 600 anni, le sue fronde più alte sfiorano i 25 metri d’altezza e i vari fusti sfoggiano con antica fierezza una dimensione di 6,80 metri di circonferenza. Numeri impressionanti e da record. Essi infatti delineano i connotati dell’Olmo più anziano d’Italia e uno tra i più longevi d’Europa.

L’antico esemplare si trova all’interno del Parco del Frignano nel comune di Pievepelago a circa 1250 metri sul livello del mare, al centro di una piccola borgata chiamata Casa Mordini in località Tagliole. Inserito tra gli alberi di eccezionale valore monumentale o storico nel censimento degli Alberi Monumentali C.F.S. del 1982, l’Olmo Montano (Ulmus glabra) appartiene alla specie Europeo-Caucasica la quale è diffusa nella quasi totalità della fascia montana della penisola italiana.

Due sono le caratteristiche principali che rendono questo esemplare del tutto particolare: la posizione di fusti e fronde ed una spiccata resistenza alle malattie. L’albero secolare sembra di fatto adagiarsi sul minuto oratorio mariano dedicato alla Madonna di Monte Nero costruitovi accanto nel 1719. Con il passare degli anni l’imponente fusto dell’olmo ha aumentato la sua circonferenza sino a raggiungere il fianco dell’antico edificio, mentre i rami più bassi ed imponenti sono cresciuti snodandosi ed appoggiandosi sul tetto. Esso è inoltre uno tra i pochi esemplari di olmo montano a non essere stato colpito dalla grafiosi, malattia che porta alla morte di innumerevoli esemplari della specie.

Il restauro fitosanitario nel Novembre 2015

Sei anni fa l’olmo secolare di Casa Mordini veniva sottoposto ad un delicato intervento di restauro fitosanitario completo, trattamento rivelatosi necessario per salvaguardare la pianta secolare, esemplare tra i più antichi d’Europa, tutelata dal decreto regionale 419/88. Il lavoro è stato caratterizzato da una potatura localizzata con tagli di ritorno sulla cima tramite una gru con cestello, da una successiva ripulitura del muschio e da una conclusiva disinfezione delle ferite con poltiglia bordolese.

Il patrimonio naturale di Pievepelago e dintorni

Il ricco patrimonio naturalistico e paesaggistico che offre il territorio appenninico, in particolare la Valle delle Tagliole, non si limita alla presenza di alberi secolari, si snoda bensì in lussureggianti distese verdi, monti dalle cime spesso imbiancate e brillanti specchi d’acqua:

Lago Santo

A 1501 metri riposa sotto l’ombra del Monte Giovo il più grande tra i laghi appenninici modenesi, il Lago Santo. D’incantevole e mutante bellezza, il paesaggio del lago cambia a seconda della stagione: in estate lo specchio d'acqua del lago riflette il luminoso verdeggiare della flora, degli alberi delle valli e dei monti circostanti; in autunno il verde del fogliame lascia spazio ai colori più tenui ed aranciati, mentre d'inverno il lago si ricopre di una patina di ghiaccio che può arrivare anche ai 50\60 cm di spessore.

Lago Baccio

A quota 1554 e agevolmente raggiungibile dal Lago Santo, si trova questo specchio d'acqua di dimensioni non molto grandi ma comunque molto suggestivo per la sua bellezza e quella dell'ambiente circostante. Si trova a mezz'ora dal Lago Santo.

Lago Turchino

Di forma circolare, profondo 1,5 m, si trova a tre ore dal posteggio del Lago Santo.

Lago Torbido

E' una pozza stagionale dal fondo sassoso. Si trova a 2,5 ore dal Lago Santo a quota 1676, in ambiente di alto pregio ambientale.

Sasso Tignoso

Massiccio serpentinoso crestato su cui si può salire in circa mezz'ora.

Monte Rondinaio

Sovrasta il lago Baccio. La cima è raggiungibile dal sentiero C.A.I. 523 che riparte dal lago.

Monte Giovo

A quota 1991, è il più alto della zona dopo il Cimone, e sovrasta con uno strapiombo di 500 m il Lago Santo. Si raggiunge con il sentiero C.A.I. 527 e col sentiero 525. E' un'escursione suggestiva ma raccomandata a chi ha già pratica di salita in montagna.

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