Donne maltrattate fra le mura di casa, aumento del 78,5% durante il lockdown

Uno degli effetti negativi sociali più rilevanti della fase del lockdown nei numeri dell'Istat. Il commento di Tullia Bevilacqua (Ugl)

Lockdown è stato sinonimo anche di crescenti tensioni domestiche, spesso degenerate. Il dato è certificato dall'Istat che in queste ore ha pubblicato il report dei contatti registrati nel database del numero verde antiviolenza e stalking 1522 del Dipartimento nazionale Pari Opportunità. A livello nazionale Il numero delle chiamate sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280.

A livello locale , con un dato scorporato al periodo 1° marzo – 16 aprile 2020, le chiamate provenienti dal territorio emiliano-romagnolo al numero verde 1522, sono state 282 , con un incremento del 78,5% rispetto al 2019, un dato superiore del 5,5% alla media nazionale riferita allo stesso arco temporale.

L'analisi dei casi riporta che in 9 casi su 10 i maltrattamenti si sono perpetrati materialmente all’interno delle mura domestiche e spesso, addirittura, davanti ai figli della coppia. In generale, in almeno tre quarti dei casi le donne denunciano di subire le sevizie da anni. Nel 50% dei casi le vittime dichiarano di temere per la propria incolumità se non addirittura per la propria vita.

“Ancora una volta le statistiche confermano il primato negativo della nostra regione in questa poco onorevole classifica”: afferma in una nota Tullia Bevilacqua, segretario regionale Emilia-Romagna del sindacato Ugl.

“L'Emilia-Romagna, purtroppo, per femminicidi e violenza e maltrattamenti alle donne ed ai minori in vetta da anni alle classifiche nazionali assieme al Lazio. A nostro parere , oltre al sostegno alle reti di intervento e accoglienza alle donne maltrattate, ai centri antiviolenza e case rifugio, ai “numeri verdi” ed al rafforzamento dell'azione di contrasto delle forze dell'ordine, è necessario ragionare su una più equa distribuzione sul territorio dei fondi nazionali antiviolenza. Ad oggi, purtroppo, abbiamo constatato che la ripartizione nazionale delle risorse non tiene conto della presenza nei vari territori locali e regionali di effettive reti sostegno alle donne ma semmai segue la logica delle ripartizioni indistinte ai Comuni che, specie al Sud, non garantiscono i servizi necessari per arginare il fenomeno di cui stiamo parlando”: spiega il segretario regionale Emilia-Romagna del sindacato Ugl, Tullia Bevilacqua.

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Il sindacato Ugl, a livello nazionale ha portato in sede di Commissione d’inchiesta sul femminicidio il tema dell' aggravante del codice penale per la molestia sessuale sui luoghi di lavoro, una questione che si ritiene utile al pari del riordino degli organismi di parità, speso assoggettati a logiche spartitorie ideologiche o di partito che nulla afferiscono ad una problematica socio-sanitaria come quella della violenza alle donne o ai minori. 

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