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Giovedì, 23 Maggio 2024
Attualità

Osservatorio Economia e Lavoro: "occupazione in aumento grazie al terziario"

Dal punto di vista occupazionale la crescita è sospinta soprattutto dal terziario e inoltre dalle costruzioni; in misura meno rilevante dall’industria

La crescita dell’economia provinciale, che era già stata imponente nel 2021 (+8,3%) dopo la drammatica caduta del 2020, è proseguita anche nel 2022.

Il valore aggiunto, grazie al +4,2% fatto registrare in quest’ultimo anno, ha superato di slancio i valori più alti segnati in precedenza, compreso quello del 2019. È stato soprattutto il settore terziario, insieme alle costruzioni, a spingere la crescita. Altro fattore decisivo è stato l’aumento delle esportazioni: anch’esse hanno superato abbondantemente il valore del 2019, anche se occorre tener conto del livello assolutamente anomalo dell’inflazione. Infine, l’exploit del terziario è stato sospinto in larga misura dall’ottimo andamento del turismo, tale da riportare sia gli arrivi sia le presenze su valori molto prossimi a quelli del 2019.

Regna però ancora una grande incertezza, legata alle tensioni geopolitiche mondiali, al prolungarsi della guerra in Europa, al rallentamento di tutta l’economia mondiale e, infine, alle politiche monetarie anti-inflattive messe in campo dalla BCE. In questo quadro si stima la crescita dell’economia modenese di poco superiore all’1%, con una riduzione del contributo di tutti i settori.

VIDEO | Osservatorio Cgil su Economia e Lavoro: "Donne maggiormente occupate nei servizi e ristorazione"

Non va scordato inoltre che i recenti fatti alluvionali e franosi che hanno interessato una parte importante del territorio emiliano-romagnolo, possono determinare anche nella provincia di Modena un effetto in qualche misura negativo sulla crescita dell’anno in corso.

Anche dal mercato del lavoro sono giunti nel 2022 segnali positivi: a differenza di quanto era accaduto l’anno precedente gli occupati sono cresciuti (oltre 14.000 in più) e non può essere interpretato troppo negativamente nemmeno il contestuale aumento dei disoccupati, che trascina il tasso di disoccupazione al 5,1%, visto che è in gran parte determinato da una secca riduzione degli inattivi, soprattutto donne (-17.500 circa). Anche dal punto di vista occupazionale la crescita è sospinta soprattutto dal terziario e inoltre dalle costruzioni; in misura meno rilevante dall’industria. Nel 2022 cresce infine soprattutto l’occupazione indipendente (+11.000 circa), interrompendo così una lunga serie negativa.

Quadro demografico

Nell’ultimo anno la popolazione è lievemente cresciuta (+0,1%) e anche negli anni precedenti, in positivo o in negativo, le variazioni sono sempre state molto contenute. Però prosegue il calo dei residenti nelle aree più montagnose e prosegue altresì, e accelera, l’invecchiamento della popolazione, con un indice di vecchiaia che, seppure inferiore a quello medio regionale, ha raggiunto quota 182 (182 over 65 ogni 100 under 15). 

Le famiglie più numerose si ravvisano nei distretti di Castelfranco Emilia (2,36), Vignola e Sassuolo (2,33). Si tratta dei distretti con la percentuale minore di famiglie unipersonali. Specularmente, sono i distretti di Pavullo nel Frignano e Modena, quelli con la percentuale maggiore di famiglie unipersonali (rispettivamente 42,25% e 40,47%) e quelli con la percentuale maggiore di famiglie con almeno una persona che ha oltre i 65 anni di età. Il 40,5% delle famiglie del distretto di Pavullo nel Frignano ha almeno un componente oltre i 65 anni; Castelfranco Emilia, al contrario, detiene la percentuale maggiore di famiglie con almeno un componente sotto i 18 anni di età.

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Il progressivo invecchiamento della popolazione procede parallelamente a un altro fenomeno di rilievo per l’impatto che ha sul medio e lungo periodo: il decremento delle nascite. Il grafico in figura 1.4 descrive l’andamento delle nascite in Emilia-Romagna e in provincia di Modena, dal 1973, utilizzato come anno base (=100), al 2021. Il grafico conferma le dinamiche sulle diminuzioni del numero di nati degli anni ’80, il successivo incremento delle nascite di metà degli anni 2000 e, nuovamente, la riduzione dei nati vivi dell’ultima decade. Modena pur seguendo le medesime tendenze, presenta cali di nascite minori rispetto a quelli regionali e aumento del numero dei nati superiori a quello della regione. Oltre all’incremento delle nascite registrate negli anni 2000, il successivo calo interessa tutti i distretti in diverse misure: il calo più contenuto delle nascite si registra in corrispondenza dei distretti di Castelfranco Emilia e Vignola, che al di là delle oscillazioni dei singoli anni, sono i territori che più mantengono “stabile” il dato sul numero dei nati. Al contrario, il restante dei distretti registra un calo costante e consistente negli ultimi dieci anni, calo particolarmente acuto nell’anno della pandemia. I cali più consistenti interessano nello specifico i distretti sanitari di Mirandola, Carpi e Sassuolo. In 10 anni la perdita di nuovi nati è pari a 11.981 in regione, 1.998 in provincia di Modena, 350 a Mirandola, 344 a Carpi e 287 a Sassuolo

La cittadinanza prevalente tra gli stranieri è però quella marocchina (15,6%).

Territorio e Ambiente

I recenti drammatici avvenimenti meteorologici che hanno interessato nel mese di maggio l’Emilia Romagna (soprattutto la Romagna), ci hanno ricordato come la nostra sia una regione particolarmente fragile dal punto idrogeologico. Modena non fa eccezione, anche se si tratta di una provincia interessata prevalentemente da un rischio elevato o molto elevato di frane (13,6% del territorio) e in misura minore da un rischio elevato di allagamenti (6,1% del territorio). 

La provincia di Modena al 2021 presenta un consumo di suolo dell’11% pari a 29.587 ettari su un totale di 268.802; rispetto all’anno precedente si ravvisa un aumento del consumo di suolo dello 0,5%. Nello stesso periodo l’aumento di suolo consumato della regione ammonta allo 0,3%, lo stesso aumento che si rileva a livello nazionale. All’interno della regione l’aumento del consumo di suolo del 2021 rispetto al 2020 ha interessato tutte le province, l’aumento maggiore in termini percentuali ha riguardato le province di Ravenna, Piacenza e Modena. La provincia di Rimini presenta l’incidenza maggiore di suolo consumato (12,8%), è seguita da Reggio Emilia (11,09%) e Modena. 

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Per quanto riguarda i comuni della provincia, i comuni perlopiù montani presentano un consumo di suolo inferiore al 7%7 , i comuni collinari o immediatamente a ridosso del capoluogo di regione invece presentano un consumo di suolo fino al 15%8 , infine parte dei comuni di pianura o a ridosso delle colline, presenta un consumo di suolo superiore al 15%, Fiorano Modenese in testa con il 36,3% di suolo consumato. Il consumo di suolo è fortemente legato agli insediamenti produttivi (si pensi ad esempio all’area del distretto ceramico) e residenziali (come può essere il caso di Vignola, che è allo stesso tempo comune capodistretto nonché punto di riferimento per i comuni limitrofi più collinari)

Mercato del lavoro

Dal punto di vista economico/reddituale la provincia di Modena presenta condizioni migliori rispetto alla media regionale: una retribuzione media giornaliera dei lavoratori dipendenti dei settori privati non agricoli pari a 102 euro e un reddito medio imponibile pro capite pari a circa 23.500 euro.

Nella provincia di Modena il numero di occupati ammonta a 326.059 persone25 , dato decisamente in aumento rispetto al 2021 (circa 14.349 persone, pari al +4,5%). Il 2022 sembrerebbe invertire la rotta registrata nel triennio precedente 2019-2021 nel quale si sono persi 7.960 occupati. I livelli di occupazione del 2019, a Modena risultano inferiori a quelli del 2022: infatti, il totale degli occupati secondo la fonte Istat era di 319.671 persone; occupazione superiore a quella registrata nel 2018 (di 315.686 persone). L’occupazione del 2019 era nettamente inferiore a quella del 2022 sia in termini percentuali che assoluti: il livello di occupazione pre-Covid viene non solo raggiunto, ma anche superato.

Il dato sul numero di occupati non è esaustivo dell’andamento del mercato del lavoro. Bisogna anche considerare l’andamento dei disoccupati e degli inattivi. Nel biennio 2020 e 2021 il numero di disoccupati era calato in maniera consistente: nel 2021 rispetto al 2020 il numero di persone in cerca di lavoro era sceso di quasi 6000 unità; nel 2020, rispetto al 2019 il calo dei disoccupati è stato pari a 1.906 unità lavorative. Nel 2022 vi è un importante aumento del numero di persone in cerca di occupazione in provincia di Modena (+3.218), sinonimo di una ripresa, in realtà, dopo la fase di stagnazione del biennio precedente. Infatti, il dato sulla disoccupazione va letto assieme a quello dell’inattività: a Modena nello stesso biennio in cui cala il numero di persone in cerca di lavoro, aumenta quello delle persone che non rientrano più nelle forze di lavoro, ossia gli inattivi. L’aumento degli inattivi nel 2020 è pari all’8% e al 6,8% nel 2021. Nel 2022 subisce un calo importante (-13,8%) che consiste nel numero di 17.805. A Modena, a trainare il calo degli inattivi sono soprattutto le donne: pur restando la componente di genere maggiormente inattiva (65.289 femmine inattive e 46.117 maschi inattivi nel 2022), sono coloro che nel 2022 più degli uomini fuoriescono dalla condizione di inattività. Sono di numero maggiore anche le donne che diminuiscono tra le fila degli inattivi a livello regionale, ma con un differenziale di genere meno accentuato della provincia che è oggetto di approfondimento.

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L’aumento dell’occupazione coinvolge entrambi i generi: a Modena, è pari a 2.249 l’aumento di occupazione maschile e a 12.101 quello femminile. Ciononostante, i livelli di occupazione femminile restano nettamente inferiori a quelli maschili: il differenziale è di 32.114 uomini lavoratori in più rispetto al totale delle lavoratrici donne, per un totale, nel 2022 di 179.087 lavoratori e 146.973 lavoratrici. Per quanto concerne la posizione professionale, il 79% dei lavoratori è dipendente. Nel 2022 il numero di lavoratori indipendenti cresce di 11.116 unità pari al 19,4%, e recupera il crollo del biennio 2020-2021 raggiungendo e superando i livelli del 2019

Sanità a Modena

Per parlare di sanità dobbiamo tenere in considerazione una serie di fattori. Innanzitutto, la lettura dei dati risulta ostica: ogni territorio ha le sue specificità (demografiche, ma non solo), gli ospedali del Presidio Provinciale operano secondo logiche di compensazione non sempre evincibili dai dati disponibili di fonte regionale o nazionale; e, inoltre, i dati sanitari, socio sanitari e socio-assistenziali non sempre sono effettivi, disponibili, di chiara lettura e aggiornati. In seconda battuta, bisogna considerare la riformulazione dell’offerta sanitaria contenuta nel DM 77. Il decreto citato ha come obiettivo quello dell’integrazione tra i diversi attori che cooperano al fine di supportare i cittadini circa le fragilità che non sono solo sanitarie: i soli dati numerici restituiscono pertanto una fotografia a metà; è necessario un lavoro di ricerca qualitativa costante da affiancare a quella quantitativa. Infine, bisogna considerare che nei progetti individuali vi sono caratterizzazioni del servizio che prescindono dalla mansione contrattuale del singolo impiegato, dal numero asettico che descrive la capacità ricettizia di una struttura, che prescinde anche dall’azienda sanitaria di cui si sta tenendo conto: banalmente la Cura intesa come responsabilità collettiva passa attraverso le persone e la loro sensibilità. I lavoratori e le lavoratrici di questo comparto rispondono a bisogni talmente personalizzati che risulta difficile, quando impossibile, evincere dalle piattaforme di sintesi dei dati quantitativi. Per parlare di offerta sanitaria a Modena seguiremo quello che è l’elenco dei dati disponibili dalla piattaforma regionale reportER, provando di volta in volta, a presentare i dati disponibili con un breve commento. Seguirà infine un commento conclusivo.

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Il numero di posti letto negli ospedali a Modena si è ridotto di 702 in 20 anni. L’assistenza domiciliare resta pressoché invariata come numero di assistiti (tranne nel 2022: aumenta in tutti i distretti), ma allo stesso tempo gli indicatori sul numero di accessi al domicilio da parte degli operatori e sulla durata media della presenza in carico sono in calo. Le case della comunità ammontano a 14, ma altre 3 dovrebbero essere costruite nei prossimi anni con le risorse del PNRR. Sono dati che contribuiscono a descrivere il punto in cui si trova sul territorio modenese la difficile transizione da un sistema ospedalo-centrico ad uno che dovrebbe auspicabilmente essere fondato su una maggiore integrazione degli interventi ed una maggiore prossimità alle persone.

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