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Imprese in crisi, chi è in Appennino rischia di più. Male l'artigianato

Cna esamina la mappa provinciale del saldo tra aziende aperte e chiuse. Ma ci sono anche dei segni positivi

Tra le imprese modenesi che rischiano di più, dopo le restrizioni Covid, ci sono quelle dell'Appenino, uno dei territori dove il saldo tra aziende appena nate e chiuse è particolarmente negativo (-1,4%, oltre il dato medio provinciale di -0,8%) e soprattutto della bassa. 

È Cna a definire nelle sue analisi "particolarmente pesante la situazione a Palagano, Fanano e Montecreto", dove le chiusure hanno coinvolto rispettivamente il 9%, l'8,9% e il 7,4% delle imprese in attività, senza che queste siano state compensate da altrettante nuove aperture. Non mancano però i segni più ad alta quota: quelli di Pievepelago, ad esempio, che con un saldo di +2,6% è il miglior Comune in provincia, e della vicina Fiumalbo (+1,6%). 

La sorpresa negativa, invece, arriva dall'area nord, dove opera più del 12% delle attività economiche modenesi: qui si consuma la performance peggiore della provincia, con un saldo negativo tra chiusure ed aperture che è quasi il doppio, in termini percentuali, di quello medio. In questo caso Camposanto (-8,4%), Concordia (-7,6%) e San Possidonio (-7,4%) sono i Comuni più in difficoltà. Mentre il capoluogo, dove opera più di un'impresa su quattro, è attorno alla parità, altri segnali positivi per Cna arrivano da Campogalliano, Maranello e Guiglia, caratterizzati dal segno più. 

La situazione appare comunque grave, al di là delle mappe, in tutto il settore dell'artigianato, che rappresenta oggi il 31,2% delle aziende in attività (contro il 33,7% di 10 anni fa). Il 37% delle attività che hanno chiuso i battenti è formato appunto da ditte artigiane. Anche qui sono i piccoli Comuni a soffrire di più: la lista recita ai primi posti ancora Camposanto, che ha registrato il 12,6% di chiusure da parte di artigiani, Fanano (11,66%) e Medolla (11%).

(DIRE)

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