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Giovedì, 30 Giugno 2022
Economia

Crisi, il 15% delle imprese modenese chiude i bilanci in rosso

Un ulteriore peggioramento dello stato di salute delle imprese del commercio fotografato da che colpisce tutti i settori e frena gli investimenti. A soffrire maggiormente le zone dell'Appennino e il distretto di Carpi

Sono pesanti i dati relativi ai bilanci 2012 delle imprese commerciali, del turismo e dei servizi, che emergono dall’analisi compiuta dall’Osservatorio Economico di Confesercenti Modena su un campione di un migliaio di imprese attive sul territorio provinciale, già gravate da un'emorragia occupazionaleA fronte di un calo dei ricavi complessivo pari al 3,4% si assiste ad un tracollo dell’utile medio che si abbassa del 10,1% rispetto all’anno precedente. “Gli imprenditori commerciali – spiega Confesercenti - per cercare di contenere la perdita di fatturato hanno dovuto praticare politiche di prezzo estremamente concorrenziali, andando però ad incidere pesantemente sulla redditività Il timore per la tenuta delle imprese è molto forte vista anche la dinamica dei ricavi nell’anno 2013 che nei primi 9 mesi sta seguendo un trend decisamente peggiorativo”.

Commercio alimentare - L’utile medio dichiarato segna un +2,0%. E’ bene precisare che il settore ha risentito pesantemente della selezione numerica delle imprese; in gran parte sono dunque rimaste sul mercato attività altamente specializzate che si rivolgono particolarmente a nicchie di consumatori e come tali  in controtendenza rispetto a tutti gli altri per il dato della redditività. Tuttavia anche in questo settore le imprese per sostenere i propri bilanci sono state costrette a limitare fortemente gli investimenti (-65,2% rispetto all’anno precedente). 

Pubblici Esercizi - Le imprese di questo settore contraggono l’utile medio di 3,5% sul 2011: gli imprenditori di bar e ristorazione hanno dovuto operare pesantemente sulla loro organizzazione aziendale per ridurre per quanto possibile i costi ed ottenere quindi un risultato che seppur negativo consente di contenere la perdita di redditività a fronte di un calo dei ricavi ben più rilevante (-6,1%). Diminuiscono in questo settore gli investimenti, in particolare quelli relativi alla riqualificazione dei locali, elemento essenziale per innovare l’offerta, con un taglio pari al -42,2%.

Intermediazione - Le imprese di intermediazione nel commercio e nei servizi finanziari ed assicurativi registrano nel 2012 un calo dell’utile medio del 10,9% superiore al peggioramento del fatturato che registra un -7,1%. La principale motivazione è riconducibile alla dimensione media di queste imprese, in molti casi ditte individuali, che rende pressoché impossibile intervenire in modo significativo sui costi, in molti casi incomprimibili quali ad esempio le imposte e tasse ed i costi di acquisto dei carburanti, aumentati sensibilmente nel 2012.

Ingrosso - Le imprese di questo settore hanno segnato una pesante riduzione del loro utile medio dichiarato: -15,5% nel 2012 rispetto all’anno precedente, pur in presenza di una stabilità nel fatturato (+0,2%). Si tratta di imprese che hanno aumentato in modo significativo gli investimenti (+187% rispetto al 2011) in particolare in nuove tecnologie (informatica e ICT, nonché meccanizzazione dei magazzini), investimenti sostenuti dalle imprese per rimanere sul mercato con posizioni più competitive. Inoltre a questo occorre aggiungere che hanno dovuto operare politiche di prezzo fortemente competitive. Il mix di tali scelte ha dunque ridotto in modo marcato la redditività delle imprese del settore.

Commercio extra alimentare - Il settore extra alimentare è quello che più di tutti segna la diminuzione di redditività: -16,1% l’utile medio 2012 rispetto all’anno precedente. Le imprese di questo settore oltre a scontare una forte perdita di ricavi (-5%) si sono viste costrette a contenere al massimo i prezzi al fine di non perdere quote di mercato ancor più consistenti. A questo si sommano le forti difficoltà nel ridurre ulteriormente i costi di funzionamento già portati al limite della comprimibilità. Gli investimenti si riducono: -16,4%. Si tratta di indicatori preoccupanti che testimoniano la grave difficoltà di prospettiva delle imprese di questo settore.

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