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Venerdì, 1 Luglio 2022
Economia Crocetta / Viale del Mercato

Prodotti Igp, i modenesi e la guerra della piadina romagnola

L'azienda modenese Crm vince il ricorso contro il disciplinare della piadina Igp, che vincolerebbe il marchio solo alle zone di produzione romagnole. E trova inaspettati alleati tra i chioschi della Riviera

Grande fermento e grandi polemiche in Romagna in merito al riconoscimento della denominazione Igp al prodotti simbolo della terra rivierasca, la piadina. Una battaglia intestina senza esclusione di colpi che vede in campo interessi contrapposti. Su un fronte è schierato il Consorzio Piadina Romagnola Igp, nato nel 2012, che riunisce aziende- artigianali-industriali romagnole e parte degli ambulanti che popolano i lungomare e che è principale sostenitore del disciplinare approvato dal'Unione Europea. Sul fronte opposto invece troviamo Confersercenti e Slow Food, che sostengono gli interessi dei piccoli e piccolissimi artigiani produttori e di altra parte degli ambulanti e vorrebbero limitare l'assegnazione del marchio solo alle realtà non-industriali.

In questo scenario arrivano i modenesi. L'azienda geminiana Crm Spa, leader della produzione di piadine per la grande distribuzione organizzata, ha infatti presentato un ricorso al Tar del Lazio, per tutelare il proprio interesse. Con sentenza del 15 maggio 2014 n. 5148 il tribunale amministrativo ha infatti dichiarato illegittimo il disciplinare di produzione che Regione Emilia-Romagna e Ministero delle Politiche Agricole avevano presentato alla Commissione Europea nel 2012 e i relativi decreti ministeriali di riconoscimento della tutela provvisoria. 

Una sentenza che ha fatto esultare l'impresa modenese, con sede in via del Mercato, diventata inaspettatamente alleata dei piccoli piadinari romagnoli che si battono contro il disciplinare. Gioiscono infatti anche i produttori artigianali: “Non possiamo che essere soddisfatti – affermano Graziano Gozi, direttore della Confesercenti Cesenate e Gianpiero Giordani, responsabile della Associazione per la Valorizzazione della Piadina Romagnola (quella dei chioschi!) – per la sentenza di un organo importante come il Tribunale Amministrativo del Lazio che fa propri i nostri principi e le posizioni che portiamo avanti con forza da molti anni. Con questa decisione si restituisce il dovuto rispetto a chi da sempre produce la piadina (nei chioschi e nei ristoranti) ogni giorno secondo metodi tradizionali e con tipi di produzione artigianale. Il disciplinare bocciato dal Tar era paradossale, fuori da ogni logica e privo buon senso, avrebbe infatti permesso che la denominazione “piadina romagnola” diventasse patrimonio dei grandi produttori industriali, mentre gli artigiani avrebbero perso il diritto di usarla perché avrebbero dovuto sottostare a ingredienti e regole pensate per macchinari industriali che producono e mettono nelle buste di plastica migliaia di piadine al giorno”.

Ora la palla passa al Ministero che dovrà procedere alla riformulazione del disciplinare di produzione, ma la partita resta tutta aperta, dal momento che il Consorzio romagnolo presenterà appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. É altresì di tutta evidenza che i fini di Crm e dei produttori artigianali della riviera sono inevitabilmente destinati a scontrarsi, preso o tardi. A parti invertite, per l'aceto balsamico ad esempio, cosa sarebbe successo?

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