Giovedì, 29 Luglio 2021
Economia

"Aziende costrette ad esportare rifiuti all'estero", allarme dalle imprese

CNA Modena proccupata delle conseguenze del blocco della discarica di Imola e dalla revoca dei contratti tra le aziende private ed Hera. Nel mirino anche i rifiuti da fuori regione inceneriti nell'impianto di via Cavazza

L'inceneritore a tutto gas ma le discariche 'bloccate' dopo la battaglia legale di Imola: "avanti di questo passo, le ditte dovranno smaltire i propri rifiuti industriali non pericolosi in Polonia o in Germania, spendendo nella peggiore delle ipotesi quasi il doppio". È Hera a finire nel mirino delle imprese modenesi sul fronte spazzatura, come segnala Cna che chiede indennizzi ed evidenzia: "La chiusura della discarica di Imola a causa di una sentenza del Tar, che ne ha bloccato l'allargamento, ha spinto Hera a ridurre improvvisamente la capacità di smaltimento dei rifiuti, che non possono essere portati nemmeno all'inceneritore di Modena nè in altre discariche". 

La conseguenza? "Le aziende che si occupano di smaltimento, non potendo più utilizzare le quote fissate ad inizio anno, saranno costrette a fine mese ad esportare i rifiuti prodotti dalle imprese modenesi in Paesi come Polonia e Germania, con un rincaro dei costi che oscillerà tra il 70% e l'80%. Gli artigiani parlano insomma di "situazione allarmante", e spiegano: dagli attuali 150-170 euro a tonnellata si potrebbe arrivare a 320 euro a tonnellata. Non solo: le imprese del settore saranno anche costrette ad acquistare macchinari per lo spezzettamento e il compattamento dei materiali, per rispettare le normative di smaltimento dei Paesi di destinazione. I

nsomma, costi su costi. "Non è comprensibile la ragione per la quale- sbuffa Alberto Papotti, segretario di Cna Modena- dovranno essere le imprese, sia quelle del settore ma più complessivamente anche quelle manifatturiere, a pagare questi maggiori costi determinati dalle politiche di Hera, che non tengono evidentemente conto della funzione territoriale di quest'ultima". 

Insiste Cna nel pressing su Hera: "Se l'inceneritore di Modena brucia rifiuti di altri territori fuori regione, anzichè tutelare le necessità delle imprese del territorio che producono rifiuti industriali non pericolosi, perchè scaricare sulle nostre imprese i relativi disagi e i costi conseguenti? Se le procedure dell'allargamento di un impianto di smaltimento non sono stata gestite in modo adeguato, come fa presumere la decisione del Tar, perchè tocca alle imprese subirne i disagi?". 

Ma non è tutto, assicura l'associazione modenese: "Nella lettera, che definire criptica è un eufemismo, con la quale Hera comunica alle aziende private di smaltimento la revoca dei contratti in essere, viene comunque confermata la disponibilità a proseguire il servizio di conferimento, seppur limitatamente, a fronte di un aumento dei prezzi praticati. Insomma, prima ti dico che non posso più accettare i tuoi rifiuti- traduce Papotti- poi ti aumento comunque i prezzi dei conferimenti. Ai lettori le valutazioni del caso". 

(DIRE)

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