Travaglio lungo meno rischioso, pronto al debutto un farmaco 'made in Modena'

L'azienda modenese Opocrin investe e diventa seconda azionista della svedese Dilafor Ab. Strada spianata per l'applicazione clinica del  tafoxiparin

Un finanziamento da 23 milioni di corone svedesi (quasi 2,2 milioni di euro) a un nuovo studio sull'impiego di tafoxiparin, farmaco usato in ostetricia perchè contribuisce a ridurre i rischi del travaglio prolungato. Lo annuncia Opocrin spa, l'azienda modenese con stabilimenti a Formigine e Nonantola che produce il medicinale, insieme alla collega svedese Dilafor Ab. L'investimento comporta un aumento delle quote azionarie di Opocrin in Dilafor Aa, in seguito al quale l'azienda modenese diventerà il secondo principale azionista della società. 

"Questo investimento spiana la strada all'applicazione clinica di nuovi polisaccaridi, pienamente in linea con le nostre strategie di lungo periodo", afferma Federico Saetti, chief strategy officer di Opocrin. 

Aggiunge Lena Degling Wikingsson, ceo di Dilafor Ab: "A tutt'oggi non esiste alcun trattamento in grado di aiutare le donne con rischio elevato di complicanze materne e fetali in conseguenza della lenta progressione del travaglio e del suo protrarsi a lungo dopo l'induzione. Grazie al sostegno di investitori di lungo periodo, ora Dilafor dispone delle risorse finanziarie necessarie a compiere il prossimo passo, che sarà fondamentale per lo sviluppo di una valida alternativa di trattamento in campo ostetrico".

Il tafoxiparin, mimetico del polisaccaride eparansolfato, è un farmaco proprietario sviluppato da Dilafor. Le gestanti con travaglio prolungato e complicato hanno una carenza di eparansolfato, un polisaccaride naturale che esplica un’azione importante nel travaglio di parto. I dati clinici e preclinici dimostrano che il tafoxiparin svolge lo stesso ruolo dell’eparansolfato e coadiuva l’attività di altre molecole naturali fondamentali nel parto. Il travaglio distocico/prolungato ha un’incidenza del 40% sul totale delle donne gravide e si associa a diverse complicanze materne e fetali, sia a breve che a lungo termine (parto cesareo d’urgenza, emorragie post-partum, lacerazioni vaginali, rotture anali, liquido amniotico tinto di meconio, asfissia). Oltre a comportare un incremento dei costi dell’assistenza sanitaria, queste complicanze esitano in sequele a breve e a lungo termine, sia per la madre che per il neonato.

(DIRE)

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